Collegati con noi

Cronache

Cecilia Carreri: storia di un giudice che perseguiva mafiosi e colletti bianchi diventata scrittrice perchè…

Salvatore Calleri

Pubblicato

del

Cecilia Carreri è una persona un po’ particolare che sembra fragile ma è coriacea come solo certe donne sanno essere. Una donna tutta di un pezzo. Velista. Alpinista. Scrittrice. Giudice per 25 anni, sempre al penale, di cui 15 come Giudice per le Indagini Preliminari. Un magistrato scomodo come pochi. Ha lottato contro il sistema deviato paramassomafioso.

Giudice le sue passioni sono sempre state la vela e l’alpinismo, dove ha avuto pure degli ottimi risultati. Da dove nascono queste  passioni che hanno formato il suo carattere?

La mia vita è sempre stata semplice, inserita nel mondo della natura dove mi trovo a mio agio. Lo sport in montagna, e poi la vela, in navigazione, sono passioni nate per questa mia inclinazione. L’alpinismo ha molto formato il mio carattere, erano gli anni in cui facevo il magistrato in prima linea e scalare le montagne mi aiutava a essere un buon giudice: calma, autocontrollo, serenità interiore, fermezza nelle decisioni, senso di umanità e di equilibrio, tanto coraggio, tutti valori che erano necessari per andare in montagna e per essere un buon giudice. La mia vita era soltanto questo: lavoro e sport. In più dipingevo quadri a olio, ho fatto diverse mostre, di cui due a Parigi. Come magistrato, ero nota per la mia indipendenza di carattere, per un certo rigore – anche verso i colleghi – e un’autonomia marcata. Non ho fatto politica associativa, non mi interessava fare carriera. Ero un giudice semplice.

Lei si è occupata di banche quando non se ne occupavano in molti e per questo motivo forse non è più magistrato, probabilmente. Siamo quindi un Paese delle mezze verità come affermano Fabri Fibra e Gianna Nannini in una bellissima canzone di alcuni anni fa?

Negli anni in cui feci il GIP, mi occupavo normalmente di grosse operazioni di PG e della Procura, ero abituata a trattare misure cautelari e processi per associazioni a delinquere, traffico di droga, oltre a diversi omicidi e violenze di vario genere. Inoltre, essendo nel Veneto, trattavo con la G.d.F. i reati degli orafi e dei conciari, le presenze industriali più forti e più radicate nel territorio. Erano indagini e processi complessi con molti imputati. Era normale che io firmassi ordinanze cautelari, intercettazioni telefoniche e sequestri per decine e decine di imputati o per imputati eccellenti. In ogni caso non facevo distinzioni. Siamo tutti soggetti alla legge. Quando mi delegarono la prima indagine su una Banca del territorio, mi fu chiaro che era un’associazione delinquenziale, strutturata per raccogliere denaro anche in forma illegale, da distribuire a società opache e di dubbia affidabilità, in Fondi esteri, in filiali e Banche siciliane e calabresi (ricordiamo Banca Nuova, che ospiterà i servizi segreti del Governo), con la copertura di politici poi condannati per mafia. Una Banca che assumeva pezzi dello Stato e Ispettori Bankitalia per crearsi una rete di protezione. Il Presidente che aveva fatto la scalata a quella Banca era un imprenditore potente che poi la usò per espandere le sue società. Il suo controllo assoluto della Banca durò vent’anni, e fruttò finanziamenti consistenti alle sue società, a quelle dei membri del Cda e di altri imprenditori strategici. Tutto poggiava su uomini fidati del Presidente, i suoi “pretoriani” come li chiamavano allora, piazzati nei Cda e nei collegi sindacali. Sempre gli stessi per anni, presenti al contempo nel gruppo bancario e nelle società private del Presidente. Ebbi pressioni perché archiviassi, ma io invece chiesi l’imputazione coatta. Ebbi tutti contro, con minacce di ritorsioni, pagine di quotidiani contro di me, rimasi sola. Fui stupita perché secondo la prassi dell’ufficio, per un caso simile avrei dovuto ricevere dalla Procura richieste di arresto, intercettazioni, sequestri per gravi incriminazioni. Un paio di anni dopo, approfittando di un mio periodo difficile, iniziò la mia delegittimazione, la mia emarginazione dal sistema giudiziario, mi colpirono nella vita privata, non trovando nulla di scorretto nel mio lavoro. Nel frattempo alcuni che mi avevano remato contro avevano avuto incarichi dalla banca in questione.

Oggi per delegittimare le persone si usa il mascariamento. Come me lo definisci tale termine?

Le chiamo “le morti bianche”, nel senso di uccidere, eliminare una persona senza usare le armi, senza cadaveri, ma coprendola di fango, creando mostri mediatici, false notizie, montature giornalistiche, o giudiziarie. Una vera e propria regia trasversale. La corruzione nella magistratura comporta anche il ricorso a sentenze pilotate per distruggere quella persona, processi costruiti sul nulla, di pura persecuzione. Un sistema molto sofisticato che porta a isolare completamente la persona sgradita, a farle terra bruciata attorno, a toglierle dignità, lavoro, famiglia, senza spargimento di sangue.

Vedi un futuro per il nostro Paese aggredito dalle mafie e dai deviati?

Il nostro Stato, la nostra società, anche a causa della profonda crisi economica iniziata nel 2008, sta traendo profitti dalla criminalità organizzata che dispensa favori, protezioni, affari e denaro. Trovo molto difficile scollare l’Italia dalla mafia, ne trae troppi vantaggi. E’ il solito problema della criminalità che si sostituisce allo Stato, uno Stato nello Stato. La mafia è nata per questo, e prospera per questo. Oggi più che mai, il terreno è fertile. La debolezza dei Governi, della classe politica, la crisi economica e finanziaria, la crisi sociale, sono fattori di crescita per la criminalità, soprattutto tra imprese, liberi professionisti, e Istituzioni. I colletti bianchi, insomma, personaggi insospettabili. Una criminalità non identificabile, mimetizzata, trasparente.

Advertisement

Cronache

Cerbiatto in ‘trappola’ sulla scogliera salvato dal campione di surf, il video del salvataggio di Bambi

Avatar

Pubblicato

del

Campione di surf, protagonista del panorama italiano della tavola da vent’anni, e oggi eroe di ambientalisti, animalisti e appassionati di Walt Disney. Marco Pistidda, sassarese, 38 anni, ‘Bonga’ per chiunque bazzichi negli ambienti del surf e a Porto Ferro, dove ha sede la sua scuola per adulti e bambini, e’ il protagonista del salvataggio di un cucciolo di daino individuato in un anfratto roccioso mentre costeggiava la baia di Porto Conte. Surfista dal 1999, vincitore di numerosi trofei nazionali e componente della nazionale italiana nel 2008, Marco era insieme a un’amica con cui condivide la passione per il mare, l’ambiente e la natura. E’ stata proprio lei, Lucia Peana, a ribattezzare l’animale in difficolta’ come “cucciolo di Bambi”, riferimento esplicito a uno dei piu’ famosi personaggi della galleria disneyana. In attesa delle onde, in questi giorni di ripartenza ‘Bonga’ accompagna amici e allievi in escursioni acquatiche. “L’idea della scuola e’ di offrire attraverso il surf un’esperienza indimenticabile a chi come me crede nell’amore e nel rispetto per la natura, per gli altri e per se'”, ha spiegato.

 

“Siamo cosi’ partiti in sup da Cala Dragunara e abbiamo puntato verso la spiaggia di Porto Conte. A un tratto – ricostruisce il surfista – abbiamo sentito un lamento e poi abbiamo notato il cucciolo, scivolato probabilmente nel dirupo senza riuscire a risalire”. I due non hanno avuto dubbi: andava messo in salvo. “Llu’cia e’ rimasta li’, a fargli compagnia, io invece – racconta – sono tornato in spiaggia, ho chiamato la Forestale, ho preso i telefonini e un asciugamano e li ho raggiunti. Con il telo abbiamo avvolto il cucciolo, era stremato, si e’ addormentato tra le nostre braccia”. Poi il ritorno in spiaggia sul sup, la consegna del piccolo daino agli agenti della Forestale e il trasferimento nella riserva di Bonassai. “Sta bene, e’ salvo, ora sta con altri cuccioli”, riferisce ‘Bonga’ prima di tornare al suo mondo fatto di spiagge, mare, allenamenti, gare e altre sfide.

Continua a leggere

Cronache

Inchiesta ‘ndrangheta a Verona, indagato anche l’ex sindaco della Lega Flavio Tosi

amministratore

Pubblicato

del

L’indagine della Polizia che ha sgominato la «locale» di ‘Ndrangheta di Verona ha svelato una struttura autonoma ma riconducibile alla cosca degli Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone. L’inchiesta coordinata dalla procura antimafia di Venezia, ha portato all’emissione da parte del Gip di 26 misure cautelari nei confronti di altrettanti soggetti accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, truffa, riciclaggio, estorsione, traffico di droga, corruzione, turbata libertà degli incanti, trasferimento fraudolento di beni e fatture false. Tra i nomi degli indagati il boss Antonio Giardino e l’ex sindaco di Verona Flavio Tosi, indagato per peculato, in passato già chiacchierato per i legami con i Giardino.

Continua a leggere

Cronache

Fontana deposita a pm dossier su ‘clima d’odio’

Avatar

Pubblicato

del

C’e’ persino una lettera anonima nella quale si paventa “un incidente stradale occasionale” tra le minacce rivolte al governatore lombardo Attilio Fontana e ai suoi familiari. Oggi, infatti, l’avvocato Jacopo Pensa ha deciso di depositare in Procura a Milano un dossier di una trentina di pagine, intitolato “clima di odio”, in cui vengono raccolte tutte le intimidazioni comparse on line e non solo in queste ultime settimane contro il presidente della Lombardia per la gestione dell’emergenza Covid. Il dipartimento antiterrorismo della Procura milanese, guidato da Alberto Nobili, sta gia’ indagando sui murales con scritto ‘Fontana assassino’ rivendicati dai Carc, ossia i Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo. Gli autori di quelle scritte, di cui si sono attribuiti la responsabilita’ anche in una conferenza stampa Pablo Bonuccelli e Claudia Marcolini, due rappresentanti dei Carc, sono gia’ stati identificati dagli investigatori nel fascicolo aperto per minacce e diffamazione ai danni del presidente lombardo, finito sotto scorta da una decina di giorni. Dei messaggi minatori dei Carc si parla anche nella “produzione documentale” depositata stamani dal legale di Fontana, che in questi ultimi giorni ha raccolto una lunga lista di decine e decine di minacce, piu’ o meno esplicite, contenute in post e fotografie pubblicate sui social da utenti o da profili fasulli, oltre che in missive anonime indirizzate pure alla famiglia del governatore. “Un’atmosfera – ha chiarito l’avvocato Pensa – creata da chi aveva interesse a fomentare un’ostilita’ feroce contro Fontana”. Un “clima di odio”, ha aggiunto, “che ha portato anche alle scritte sui muri con epiteti feroci”. Tra i messaggi riportati nel dossier ce ne sono alcuni del seguente tenore: “Devi morire, devi fare una brutta fine, devi morire come loro (con riferimento ai morti nelle rsa, ndr)”. Il presidente lombardo, ha spiegato Fontana, per il suo ruolo, soprattutto in questo periodo, “e’ consapevole di poter essere oggetto di critiche politiche e le accetta, ma quando gli si da’ dell’assassino le cose cambiano”. Il legale ha deciso, quindi, di depositare i documenti ai pm, che ora potranno analizzarli nell’ambito dell’inchiesta gia’ aperta sulle azioni dei Carc. Tra l’altro, come si legge su siti e social, i Carc e altre sigle dell’antagonismo si stanno mobilitando per scendere in piazza “in tutta Italia” tra due giorni con l’obiettivo, scrivono, di dare vita ad un “patto d’azione per un fronte anticapitalista” per far “pagare la crisi ai padroni”. Sulla pagina Facebook dei Carc, tra l’altro, si vede l’immagine disegnata di una statua che rappresenta Fontana e che viene fatta cadere con una fune legata attorno al collo.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto