Collegati con noi

Cronache

Carceri, per il neo capo del Dap Petralia prima uscita pubblica imbarazzante e offensiva per la Polizia peniteziaria

Avatar

Pubblicato

del

Alla prima occasione pubblica pure Bernardo Petralia, neo capo del Dap, va a farfalle. Onde evitare di essere tacciati di strumentalizzazioni, riportiamo per filo e per segno quello che dice alla presentazione del rapporto dell’associazione Antigone. Sono le sue linee guida del nuovo corso del Dap. “La guida che intendo dare, che intendo imprimere, dipende dalla sinergia lavorativa”, anche con le associazioni e il Garante dei detenuti. Così dice Bernardo Petralia, in collegamento durante la presentazione del rapporto di Antigone sulla situazione carceraria in Italia. “Una tra le prime voci che ho voluto sentire è quella di Antigone – ha sottolineato – perchè è un’associazione che ho sempre ammirato anche al di fuori delle mie funzioni per tutto il lavoro che fa attorno alle carceri. È un ausilio fortissimo. Sarò sempre attento alle loro istanze e me ne farò interprete e attuatore”. Qualcuno dirà: embedded, che c’è di male? Diciamo nulla. Solo che i sindacati della polizia penitenziaria che ancora non l’hanno incontrato si sono un pochino arrabbiati. E ci sta. E così lui, Petralia, che di comunicazione ne capisce quanto un cuoco chiamato a friggere il pesce con l’acqua, senza che nessuno gli abbia detto nulla, scrive una nota (la prima) su carta intesta del Dap e la manda nelle redazioni dei giornali. Per dire che cosa? Leggetela.  “Decontestualizzare affermazioni e intenzioni riportandole a proclami è senz’altro riduttivo e fuorviante. Onde scongiurare qualsiasi interpretazione di segno diverso, affermo con assoluta convinzione che nelle mie funzioni sarò capo, orgoglioso e fiero, della Polizia Penitenziaria che ritengo istituzione essenziale e vitale dell’intero sistema carcerario e della sicurezza dei cittadini”. E c’era bisogno che lo scrivesse? Perché forse qualcuno immagine le carceri solo con i carcerati e senza i carcerieri? E così Petralia, che pure è arrivato al Dap, con munifico stipendio, da 15 giorni, ancora non ha visto un solo agente della penitenziaria. Solo l’autista, pare. Dunque, tutto bene? Mica tanto. I sindacati della Penitenziaria gli hanno spiegato che con la sua prima uscita è riuscito a mettersi già al pari di Francesco Basentini, quello che si è dovuti dimettere perchè non ci capiva più niente delle scarcerazioni. E allora Petralia è corso ai ripari. “Ho  già fissato un incontro con le rappresentanze sindacali per una doverosa e convinta presentazione nella quale, sono certo, si comprenderà la direzione della mia guida e, soprattutto, la condivisione degli obiettivi, già a me cari, del Corpo della Polizia Penitenziaria”.  “Pare che qualcuno abbia mal interpretato il senso delle parole da me pronunciate nel corso dell’intervento in videocollegamento che ho tenuto questa mattina in occasione della presentazione del XVI rapporto dell’associazione Antigone sulle condizioni della detenzione – premette Petralia – Me ne dispiaccio, anche perchè è lungi non solo dal mio modo di essere ma anche dalla mia storia professionale il fatto di non concepire un impegno se non a trecentosessanta gradi”. “Appare ovvio – sottolinea ancora il capo del Dap – che il contesto e la cornice nella quale ho svolto l’intervento avessero a che fare con il tema della presentazione: appunto, le condizioni della detenzione negli istituti penitenziari”.

Advertisement

Cronache

L’affare criminale dei rifiuti, blitz della Finanza nella più grande discarica della Sicilia: 5 arresti

Avatar

Pubblicato

del

La Guardia di Finanza del comando provinciale di Catania, in collaborazione con lo Scico e il gruppo aeronavale di Messina, sta eseguendo un’ordinanza di misure cautelari nei confronti di nove persone (2 in carcere, 3 ai domiciliari e 4 sottoposti a obblighi di Pg) per una presunta illecita conduzione della discarica di Lentini (Siracusa), la piu’ estesa della Sicilia, gestita dalla ‘Sicula trasporti’. L’inchiesta tratta anche le pressioni “esercitate da esponenti del clan mafioso Nardo” per “l’affidamento di un chiosco-bar nello stadio dove gioca la Sicula Leonzio”, squadra di calcio di Prima divisione. I reati ipotizzati a vario titolo dalla Procura di Catania sono associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione continuata, rivelazione di segreto d’ufficio e concorso esterno all’associazione mafiosa. La Gdf sta eseguendo perquisizioni e sequestri preventivi a carico delle societa’ del gruppo Leonardi per complessivi 116 milioni di euro.

Continua a leggere

Cronache

La ‘ndrangheta di Verona, 26 arresti

Avatar

Pubblicato

del

Arresti sono in corso in Veneto al termine di un’indagine della Polizia che ha sgominato la ‘locale’ di ‘Ndrangheta di Verona, una struttura autonoma ma riconducibile alla cosca degli Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone. L’inchiesta coordinata dalla Dda di Venezia, ha portato all’emissione da parte del Gip di 26 misure cautelari nei confronti di altrettanti soggetti accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, truffa, riciclaggio, estorsione, traffico di droga, corruzione, turbata liberta’ degli incanti, trasferimento fraudolento di beni e fatture false. In carcere sono finite 17 persone mentre nei confronti di altre 6 sono stati disposti gli arresti domiciliari e per 3 e’ stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le indagini sono state condotte tra il 2017 ed il 2018 da un gruppo di lavoro composto dagli investigatori della prima divisione del Servizio Centrale Operativo (Sco) della Polizia e dai poliziotti delle squadre mobili di Verona e Venezia, e hanno portato alla luce quelli che vengono ritenuti “gravi indizi” relativi alla presenza della locale di Ndrangheta a Verona.

 

Continua a leggere

Cronache

Mafia: arrestato presunto boss, un bacio come investitura

Avatar

Pubblicato

del

Tra gli 11 arrestati nell’ operazione Padronanza della polizia c’e’ Salvatore Alfano, 64 anni, ritenuto il nuovo boss della Noce. Alfano avrebbe avuto l’investitura direttamente da Settimo Mineo – il capo che aveva cercato di ricostituire la nuova Cupola dopo la morte di Toto’ Riina – con un bacio sulla bocca nella piazza principale del quartiere. Mineo andava a trovare spesso Alfano nella concessionaria di famiglia, in piazza Principe di Camporeale. Gia’ questo un segno di rispetto. La riorganizzazione della cupola mafiosa fu bloccata nel dicembre di due anni fa dalla procura di Palermo. Oggi l’inchiesta della squadra mobile fa luce sul mandamento della Noce, dove la famiglia puntava a un rigido controllo del territorio, con estorsioni a tappeto e persino con la gestione delle giostre; negli ultimi tempi i boss si erano lanciati anche nel settore delle intermediazioni immobiliari.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto