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Cronache

Carceri in fiamme: sale a 13 detenuti morti il bilancio dopo la rivolta

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L’incendio di qualche coperta e materasso nell’istituto di Firenze Sollicciano costituisce la manifestazione di protesta piu’ importante registrata oggi pomeriggio, ma la situazione e’ tornata quasi subito sotto controllo una volta spenti gli incendi. Rifiuto di rientrare nelle camere di pernottamento a Enna e Avellino, ma senza disordini; sporadici episodi di battitura delle inferriate e di rifiuto del vitto in qualche istituto. A Bologna si registra il decesso di un detenuto tunisino conseguente alla rivolta che si e’ svolta due giorni fa: e’ stato ritrovato in tarda mattinata in arresto cardiocircolatorio, anche in questo caso presumibilmente a causa dell’assunzione di farmaci prelevati nel corso del saccheggio dell’infermeria. Si tratta del 13mo detenuto morto a seguito delle rivolte dei giorni scorsi. A seguito di tale decesso, nel pomeriggio veniva effettuata una perquisizione all’interno della cella del detenuto, durante la quale si rinvenivano rinvenendo 103 pastiglie di diverso tipo e 6 siringhe, di cui una utilizzata, celate sotto il materasso e verosimilmente trafugate dall’ambulatorio durante la rivolta. A Foggia e’ sceso a 10 (nove italiani e un macedone) il numero dei detenuti evasi ancora ricercati dalle forze dell’ordine. Tutte le informazioni sono state rese note dal Ministero della Giustizia che sta monitorando la situazione nelle carceri dopo i violenti disordini dei giorni scorsi.

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Cronache

Camorra, preso latitante Imperatrice: si nascondeva nell’armadio

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Come da copione in materia di latitanti: si nascondeva dentro un armadio nella camera da letto dove dormiva Ciro Imperatrice. È stato arrestato dai Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli. Considerato elemento di vertice del clan Cuccaro-Andolfi del quartiere Barra di Napoli, era irreperibile da ottobre 2019. Imperatrice – soprannominato “Brutolino” o “Brodolino”- è destinatario di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale di Napoli poiché condannato a 2 anni e mesi 5 di reclusione per il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso.
Il latitante è stato arrestato dopo un’intensa e articolata attività investigativa, rintracciato alle prime ore dell’alba in un’abitazione di Cupa Rubinacci dove i militari lo hanno sorpreso nascosto all’interno dell’ armadio.
L’arrestato è stato tradotto al carcere di Secondigliano.

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Cronache

Narcotrafficanti che inondavano di cocaina il quartiere Vomero, retata dei carabinieri

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Era una banda di 10 spacciatori. Consegnavano cocaina e marijuana a domicilio o fuori i locali della movida del Vomero. Si finanziavano anche con furti di computer nelle scuole per poter acquistare la droga sul mercato.
Ii Carabinieri della Compagnia Napoli Vomero, al comando del Maggiore Luca Mercadante, a conclusione di indagini coordinate dalla direzione distrettuale antimafia  di Napoli, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 10 soggetti (1 in carcere, 7 agli arresti domiciliari e 2 allo stato irreperibili), per i reati di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio di sostanza stupefacente nonché furto aggravato in danno di un istituto scolastico.


Le indagini, iniziate nel gennaio del 2018 a seguito della commissione di un furto in danno di una scuola media del quartiere Vomero, permettevano di identificare gli autori in sei giovani tutti maggiorenni i quali, dopo avere divelto una inferriata posta a protezione dell’edificio scolastico, penetravano all’interno della scuola dalla quale rubavano computer e pianole elettroniche. Subito dopo il furto nascondevano la refurtiva all’interno delle aiuole di piazza Medaglie d’Oro da dove, nei giorni successivi, la recuperavano e la vendevano ad alcuni ricettatori non ancora identificati. Dalle indagini sviluppate in prosieguo si è accertato che il gruppo, organizzatosi con ruoli ben definiti, utilizzava i proventi derivanti della vendita delle refurtive (tra cui quelle in danno del predetto Istituto Scolastico) per l’acquisto di sostanza stupefacente attraverso la quale avviavano un’attività di spaccio (in particolare hashish, marijuana e cocaina), la cui distribuzione avveniva con la cd. modalità itinerante tra piazza Immacolata e piazza Medaglie d’Oro, piazze molto frequentate da ragazzi minorenni e maggiorenni.

Le cessioni potevano avvenire con due modalità: o attraverso la cessione diretta in piazza Immacolata, ove nel corso delle serate stazionavano alcuni degli indagati in attesa dei clienti, o con la cd. modalità itinerante che consisteva nel ricevere l’ordinativo telefonicamente ed effettuare la consegna tramite pusher che raggiungeva il cliente a bordo di scooter. All’epoca dei fatti uno degli indagati lavorava come barista all’interno di un bar sito in piazza Medaglie d’Oro il quale durante lo svolgimento della sua attività lavorativa effettuava cessioni di stupefacente da dietro il bancone. Nel corso delle investigazioni, durante le quali sono stati tratti in arresto nella flagranza di reato quattro giovani per episodi legati all’attività di spaccio, sono stati monitorati innumerevoli episodi riconducibili al gruppo ed avvenuti principalmente nelle aree del Vomero più frequentate dai giovani in cerca di sostanze stupefacenti ed in particolare in piazza Immacolata e piazza Medaglie d’Oro, accertando che molte cessioni avvenivano a favore di minori degli anni 18, permettendo così il sequestro di numerosissime dosi di hashish, marijuana e cocaina.

Questi i nomi degli 8 arrestati. In corso ricerche di altri due destinatari della misura degli arresti domiciliari.

Vatamanu Ioan Sebastian Alin; cl 96 – *carcere*

Dragone Romulus; cl 92

Perna Francesco;cl. 97

Marcianň Matteo;cl 98

Vastarelli Pasquale;cl 96

Vastarelli Mario; cl 69

Martucci Raffaele; cl. 91

Cianciulli Giuseppe.cl. 86

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Cronache

Cari Fontana e Sala lasciate stare il razzismo anti-lombardo, è una barzelletta che non fa più ridere e vi spiego perchè

Paolo Chiariello

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Non c’è un clima anti lombardo, non c’è nulla da ricordare per il futuro se al Sud hanno paura dei contagi e dunque vorrebbero che la Lombardia fosse più sicura prima di aprirla a tutte le altre regioni. Spiace che Beppe Sala dica “ce ne ricorderemo”. È un eccellente sindaco e non è nè rancoroso nè uno che parla a vanvera. Credo che siano state dichiarazioni di pancia di una persona stanca, provata. In ogni caso se qualcuno pensa a razzismi o idiozie del genere, è fuori dal seminato. Questa scemenza la disse già un anziano giornalista sempre più affannato il 23 febbraio quando bollò come razzisti i sindaci di Ischia che volevano difendersi dalla diffusione del contagio chiudendo l’isola a chiunque arrivasse dalle zone rosse. Era il 23 febbraio… Poi a inizio marzo l’Italia intera ha ballato su 32 mila e passa cadaveri. Mi verrebbe da dire che se il premier Conte avesse fatto la stessa ordinanza dei sindaci di Ischia il 23 febbraio e non l’11 marzo, oggi avremmo una caterva di morti in meno. Ma con il senno di poi siamo tutti bravi.

Ischia. Sull’isola hanno sempre accolto, trattato con rispetto e coccolato milioni di turisti arrivati dalla Lombardia in questi anni

Non c’è nulla di male, nulla di razzista nel chiedere conto del funzionamento della sanità lombarda a guida Fontana e Gallera. A molti non sembra abbia brillato per efficienza. A più di una procura della Lombardia è anche venuto il sospetto che abbiano commesso qualche errore e stanno verificando. Non c’è nulla di male se c’è qualche presidente di Regione del Sud che chiede aperture differenziate. Voglio ricordare a chi oggi agita scioccamente lo spettro del razzismo che da due settimane (due settimane, non un giorno) ci sono regioni al Sud che registrano contagio quasi zero o zero e sono rimaste ferme, bloccate dal punto di vista produttivo, economico, sociale per aspettare che Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna si mettessero in carreggiata. Al Sud non vogliono essere contagiati.

Napoli e Milano. C’è un legame stretto tra le due metropoli che i due sindaci, Luigi de Magistris e Beppe Sala, hanno alimentato

Qualcuno pensa che sia razzismo difendere la salute dei propri cittadini in un’era di pandemia virale che ha già mietuto 350mila morti e il 5 per cento di questa carneficina s’è verificata in Lombardia? E allora smettiamola con questa storiella un po’ banale del razzismo del Sud contro la Lombardia. Non fa manco ridere. Perchè il razzismo è una cosa seria e troppi trogloditi in Lombardia già certificati razzisti potrebbero crederci e ricordarsi che da quelle parti ci sono meridionali da attaccare. È già successo ai tempi della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, ve la ricordate la barzelletta dell’incorruttibile Umberto Bossi “celodurista” e di “Roma Ladrona”? Bene, facciamo che non tornino quei tempi perchè già all’epoca al Sud si è avuta molta pazienza rispetto allo squallore di quella che era la proposta politica che arrivava addirittura in Parlamento. Spiace, dunque, che sia proprio Sala a usare quel linguaggio. A Milano e in Lombardia, per il bene dei milanesi e dei lombardi tutti, facciano quello che è stato fatto al Sud. Rispetto serio delle misure di distanziamento sociale.

Leghismi. L’ex leader Umberto Bossi condannato per truffa e l’attuale capo della Lega Matteo Salvini

Questo è il farmaco che hanno usato al Sud, non hanno il vaccino, non hanno posti letto in terapia intensiva, hanno paura di morire. Sappiano i lombardi tutti che prima si liberano dal contagio e prima eviteranno le caterve di morti che hanno sopportato finora. Nessuno gode per la tragedia in Lombardia. Chi lo pensa è uno stolto. Dopodiché basta pure con questa storia del “il turismo in Sardegna l’hanno inventato i milanesi”, “A Ischia l’ha portato Rizzoli” e altre cose del genere. È vero, è tutto vero. Ma se ne vogliamo parlare, parliamone mettendo tutte le carte in tavola. È come se al Sud qualcuno dicesse che l’industria è stata spiantata dal Meridione, ripiantata nel Settentrione e alimentata con le braccia dei meridionali. E questi discorsi ci porterebbero verso quei lidi che quel truffatore pregiudicato graziato di Umberto Bossi avrebbe voluto che frequentassimo. E allora, toni bassi, ragionamenti e lasciamo stare il razzismo. È una parola seria e al Sud è una parola che brucia ancora dopo anni di idiozie padane che l’attuale leader con lo Spadone di Alberto da Giussano sta provando ad annegare assieme all’ampolla nel fiume Po.

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