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Canosa di Puglia, la Desolata, inno alla Mater Dolorosa

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È la Settimana Santa e in Italia, soprattutto al Sud, il culto ha i suoi tempi, i suoi riti e anche i suoi miti. Riti che sono esibiti, portati in processione, visti e partecipati dai fedeli. Sono sangue, passione, sentimenti, storia che si è via via stratificata fino a mischiare, qualche volta, sacro e profano, sogni e bisogni, sentimenti e risentimenti di popoli. Quest’anno questi riti, queste processioni della Settimana Santa non si svolgeranno. Siamo in tempi di epidemia e sono vietati assembramenti, processioni, messe. Tutto vietato per legge. Noi però proviamo a farvi rivivere tanta bellezza, mostrandovi tutto con foto che da sole fermano la storia e ad ogni passo ve la mostrano nel dettaglio e nella sua interezza. Oggi vi portiamo a Canosa di Puglia per la Desolata, inno alla Mater Dolorosa. Le gallerie fotografiche sono di Mario Laporta!

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Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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Cultura

Kulturfactory, le Cicale e i tre cieli, una fabbrica laboratoriale tra gli alberi di Villa Maria

Antonio Maiorino Marrazzo

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Dirigermi radialmente verso l’esterno è il progressivo processo che vivo e, a me sembra, non sia un navigare in solitario. Saltare dalla ruota, supponete bene se l’associate a quella del criceto, e auto-disintermediarsi, sfuggire dalla praxis urbana per ritrovarsi in un giardino sconosciuto dove non mi stupirei se apparisse Pëtr Nikolàevič Sòrin o Anna Serge’evna con il suo cagnolino. Mi riprendo il tempo che non mi apparteneva più e visito, come sghembo serafino di una personale gerarchia celeste, i luoghi della creazione, un’annunciazione inversa, un pellegrinaggio controcorrente. Sulla collina di Domicella, nel lauretano, svetta una dimora austera e al contempo allegra grazie all’insolito colore rosso che incornicia le numerose finestre: Villa Santa Maria. Qui nasce nel 2018, sotto la direzione artistica di Alessia Siniscalchi, operosa e instancabile, Kulturfactory, ‘fabbrica’ della compagnia teatrale indipendente italo-francese Kulturscio’k attiva dal 2007, destinata a residenze artistiche multidisciplinari. Sara Sole Notarbartolo, regista e drammaturga napoletana, insieme ad un drappello di nove attori ha fatto sua la fabbrica per tre giorni e tre notti e giungo nella fase di chiusura del loro lavoro laboratoriale. Sotto gli alberi del giardino della villa la canicola di fine luglio arde meno ma gli attori sono in pieno sole, vestono gli abiti di scena. Le cicale, quelle sugli alberi, hanno sospeso il loro frinire, quelle di Sara Sole invece blandiscono il potente, il colto, l’avvenente, dimentiche della vita ipogea, rinascono a un nuovo mondo, esplorano la terra promessa sprovviste di codice, devono ricostruire la memoria con in mano solo pochi miseri brandelli orali. Non esito a rintracciare nel testo (in costruzione) i felici esiti di quello che io definisco neorealismo magico, i personaggi giocano apertamente con la realtà ben consapevoli dell’impossibilità di una compiutezza, rinunciando all’arbitrarietà e alla presunta organicità del realismo. O si è assunti in cielo o si precipita. Sono unico spettatore di un miracolo, è il farsi stesso dell’opera che si sostanzia davanti ai miei occhi, nella sua caducità, nella distillata oscillante costruzione del divenire. Eppure sono io stesso scrutato, teatro nel teatro, osservato, unico spettatore. Da un terrazzo lì di lato due giovani donne sollevano la testa dai loro libri e sbirciano incuriosite, sono leggermente sottoposte al giardino eppure tentano di cogliere il senso di quel che accade, con grazia, con discrezione. Di tanto in tanto vibrano gli scatti prodotti dalla macchina fotografica di Massimo Pastore che, ospite di Sara Sole, pendola in un andirivieni discreto passando dal tempo oggettivo a quello soggettivo, uno sdoppiamento che si innerva sull’azione teatrale di un’opera che racconta di un popolo migrante alla ricerca della propria identità, disorientato e sul crinale del passato, del presente, del futuro: i tre cieli? Già, i tre cieli. Le cicale ora cercano di arrampicarsi sugli alberi, necessitano di effettuare la muta, vogliono spiccare il volo ma si avvedono che le uniche vere ali che potrebbero sostenerle siano quelle della memoria e della tradizione.

I tre cieli. Già, i tre cieli. Così sussurrano gli attori alla fine della prova, così incita la drammaturga, è una locuzione interna, una locuzione criptata che mi sfugge ma, da serafino sghembo e scaltro, cerco di decodificare.  Non rivelerò qui la mia interpretazione di quei tre cieli perché il mio peregrinare sarà compiuto solo quando vedrò Le Cicale (compiuto) sulle tavole di un palcoscenico.

Il progetto, ideato, e diretto da Sara Sole Notabartolo ha come protagonisti gli attori Raffaele Ausiello, Andrea de Goyzueta, Sergio Del Prete, Carla Ferraro, Fernanda Pinto, Milena Pugliese, Fabio Rossi, Fabiana Russo

Le foto sono di Massimo Pastore

 

 

 

 

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Cronache

Dalla scuola virtuale alla scuola reale: uscire dagli schermi per un ritorno tra i banchi in assoluta sicurezza

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Aule tematiche organizzate all’aperto, nel pieno del centro di Napoli, in quella Piazza Dante sotto la statua del sommo poeta, a tutela dei giochi, degli studi e delle corse dei tanti piccoli che sono accorsi a queste lezioni all’aperto. Potevano spaziare tra francese, architettura, disegno, lettura, scienza, con lo studio degli arcobaleni, ma anche lo sport, con un maestro di rugby e uno spazio dedicato alla capoera, In piazza Dante stamane si sono riuniti i genitori aderenti all’appello  “Uscire dagli Schemi-Spazio alla scuola” che insieme ai loro figli hanno ricostruito  spazi di  aule scolastiche dove i ragazzi hanno potuto studiare le materie che più interessavano e hanno di nuovo sperimentato la socialità tra coetanei che la Didattica a Distanza evidentemente non permette. Ed è proprio la protesta contro l’uso, che gli stessi genitori, dicono essere oramai smodato e assolutamente non più proponibile, della DaD che ha fatto organizzare questo sabato mattina di lezioni all’aria aperta che hanno visto la partecipazione entusiasta dei piccoli e meno piccoli scolari. L’iniziativa è parte delle manifestazioni che si riconoscono nel Manifesto per i  diritti e i desideri di bambine, bambini e adolescenti. Salute, servizi pubblici, scuola nell’emergenza Covid19 che sta raccogliendo importanti adesioni nel mondo accademico, universitario, scolastico e nella società civile.

 

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Cronache

Tornano in piazza i genitori della Rete Scuola e Bambini nell’emergenza CoVid19

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Sono tornati a manifestare per le strade e le piazze, distanziati, con la mascherina, rispettosi dei tempi della città che comincia a rivivere, ma fermi sui loro principi e rivendicazioni. I genitori, della  Rete Scuola e Bambini nell’emergenza CoVid19 uniti dal logo  Tana Liberi/e Tutti/e, con alla testa le madri,  dopo il presidio in Piazza Dante, sono tornati, con le sagome dei loro bambini, di cui ancora non si parla e non si pone troppa attenzione nei decreti governativi e regionali, ad attirare l’attenzione di tutti  per strada, questa volta a ridosso del Museo Archeologico Nazionale, inscenando un intervento che si è soliti vedere in altri paesi nel mondo. Ad ogni scoccare del verde dei semafori situati in via Costantinopoli e all’angolo piazza Museo con via Pessina, le strisce pedonali venivano occupate da una  catena di sagome legate da una corda e sostenute dai genitori del comitato che allo scoccare del rosso, sgombravano la strada per far defluire regolarmente il pochissimo traffico che si registrava a questi semafori. Durante il rosso semaforico per la circolazione delle auto, sono stati distribuiti volantini agli automobilisti per spiegare la ragione della manifestazione che è sempre più rivolta alle problematiche che sono insorte ala partenza della Fase2 nella vita dei bambini, e delle famiglie che si trovano sempre più abbandonate, anzi, addirittura non considerate, dai vari decreti in vigore e che sono state stigmatizzate nel documento che trascriviamo di seguito, dove si possono leggere le loro rivendicazioni e principalmente le loro richieste per tutti i bambini che da 2 mesi sono in quarantena.

          

FACCIAMO SPAZIO, DIAMOCI TEMPO

La ges one poli ca del coronavirus ha mostrato mol coni d’ombra, lasciando ai margini alcuni pezzi della società e finendo con l’escludere anche i bambini.  I bambini fino a pochi giorni fa non sono scomparsi solo dalle strade. Chiuse le scuole, sono sta rinchiusi nelle case con divieto assoluto di uscire. Ma non solo. Sono spari dalla poli ca del governo, dai discorsi alla nazione e dalla proge azione poli ca in generale. Ma un paese senza bambini è un paese senza futuro e senza neanche presente.  Così, una poli ca che non considera bambine e bambini, è una poli ca non inclusiva, incapace di tener conto dei più deboli, che non si me e in gioco, che dimostra di non avere visione, proge ualità, capacità di pensarsi e reinventarsi, neanche di fronte alla necessità.

Ora, come nelle favole, il re è nudo!

La pandemia, il coronavirus che ha stravolto di colpo le nostre vite, è un’opportunità preziosa per sollecitare una riflessione ampia che coinvolga a vamente la ci adinanza per pensare insieme ad una poli ca che ponga al centro il diri o a usare e godere di spazi adegua , secondo modelli di sostenibilità ambientale e di prossimità sociale, nel rispe o delle norme necessarie a garan re la salute e la limitazione del contagio.  Solleci amo una visione poli ca inclusiva che, partendo dai bisogni dei bambini, dei disabili, degli anziani e di quan verranno assorbi dai compi di cura, cerchi di soddisfarli o mizzando le risorse esisten .  Chiediamo che venga riconosciuto e tutelato il diri o a vivere lo spazio pubblico in tu e le sue declinazioni senza la violenza dell’inquinamento acus co e atmosferico, dal momento che stare all’aria aperta garan sce una maggiore tutela della salute.  Per questo chiediamo:

  • l’interruzione della circolazione delle auto dalle 14 alle 16 tu i giorni della se mana e tu e le domeniche, per giocare all’aperto, andare in bici, correre o anche solo passeggiare, pur sempre nel rispe o del distanziamento fisico;
  • la riapertura immediata dei musei con ingresso gratuito per gli accompagnatori di minori per perme ere una più agevole fruizione dell’arte quale espressione dei valori della nostra storia e come cura dello spirito;
  • la messa a disposizione di spazi ancora chiusi come giardini, luoghi culturali, cortili. Ed è per questo che siamo qui oggi. Perché il semaforo con la sua luce rossa accenda una lampadina di riflessione. Fermi gli automobilis per pensare ai bisogni dei bambini, alla calma da riscoprire e rivalutare, e non farsi risucchiare subito dalla frenesia….

TANA LIBERI/E TUTTI/E  Rete Scuola e Bambini nell’emergenza Covid-19 liberiamoibambini@gmail.com conta : 328 0595397 – 320 8566412

 

 

 

 

 

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