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Calcio spettacolo allo Stadium, Juventus e Napoli giocano un tempo per una ma vincono i bianconeri 4 a 3

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La Juventus vista nei primi venti minuti del primo tempo allo Stadium sembra incontenibile e superiore al Napoli che fa fatica ad entrare in gara. Al 17esimo minuto c’è il cambio di passo. Su una azione offensiva del Napoli finita male, contropiede fulminate dei bianconeri che vanno in gol con Danilo, appena entrato al posto di De Sciglio.  Passano due minuti e va in gol Higuain che sotto rete si libera con una veronica di Koulibaly e mette alle spalle di Meret. La partita sembra a senso unico fino alla fine del primo tempo. Al rientro in campo Ancelotti getta nella mischia Lozano al posto di Insigne e Mario Rui al posto di Ghoulam. La partita sembra più bilanciata grazie al cambio del modulo tattico del Napoli.

Ma al 62esimo va in gol con Ronaldo. È il 3 a 0, sembra una partita già chiusa dallo strapotere della Juventus. Il risultato però è bugiardo, eccessivo. Anche se la Juventus fino a questo momento sembra più in palla del Napoli. Pochi minuti e cambia la partita. Il Napoli si rifà sotto. Al 65 esimo grande incornata di Kostas Manolas su traversone da destra. Neanche il tempo di mettere la palla al centro e con una sgroppata sulla sinistra di Zielisnky, scodella un pallone in area che Lozano mette in rete. Partita riaperta. Il Napoli ci crede, Carlo Ancelotti urla e incita i suoi, li invita ad andare avanti. Al minuto 80, Lozano viene atterrato fuori area. Calcio di punizione. Batte da destra Callejon, di testa mette in rete Di Lorenzo. È il pareggio. Partita bellissima. In equilibrio grazie ad un grande Napoli e ad un grande Carlo Ancelotti che sembrava il 12 esimo uomo in campo allo Stadium. I tifosi bianconeri che sfottevano i pochissimi napoletani con la canzone del “surdato ‘nmamurato fanno silenzio. Il Napoli ora fa paura davvero. Ma al 91 esimo minuto arriva la doccia fredda. Su punizione di Pjanic gesto tecnico sballato di Koulibaly che svirgola e mette alle spalle di Meret. Autorete e vittoria della Juventus. È il calcio.

 

62 Manolas65’ Lozano68

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Cronache

Arrestato con l’accusa di concussione il sindaco di Praiano Giovanni De Martino

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Preso con  le mani nel sacco. Questo è quel che riferiscono gli inquirenti. Con l’accusa di concussione è stato arrestato Giovanni Di Martino, sindaco di Praiano, splendida località della costiera amalfitana. È accusato di concussione ai danni di un libero professionista. Gli agenti della squadra mobile di Salerno lo hanno fermato nei pressi di un bar del delizioso centro della costiera “dopo aver intascato la dazione di danaro richiesta”. Una cifra che si aggirerebbe sui 250 euro. Insomma, pochi soldi che gli sono valsi l’arresto.  Il sindaco, 46 anni, terminate le formalità di rito è sottoposto agli arresti domiciliari presso la sua abitazione. Avrà tutto il tempo per difendersi e per scardinare assieme al suo legale di fiducia questa accusa che l’ha fatto precipitare in un incubo.

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Elezioni Regionali, Conte annuncia: si faranno al massimo entro metà settembre

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“Le elezioni regionali vanno svolte entro la meta’ di settembre, cosi’ da consentire sia una normale ripresa dell’anno scolastico che il rispetto di una importante scadenza elettorale. Entrambi gli appuntamenti sono molto sentiti dai cittadini, perche’ si tratta del futuro sia dei ragazzi che del governo dei loro territori”. Lo hanno sottolineato in una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e ai ministri competenti, il presidente e il vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini e Giovanni Toti.

“Siamo consapevoli – evidenziano Bonaccini e Toti – della assoluta impraticabilita’ di un rinvio dell’apertura delle scuole e della assoluta necessita’ di consentire una normale ripresa delle attivita’ scolastiche. Per troppo tempo ormai abbiamo interrotto sia il normale corso democratico che il processo educativo dei nostri ragazzi”. Bonaccini e Toti hanno fatto anche riferimento alla ripresa del dibattito parlamentare sul disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 26 recante “Disposizioni urgenti in materia di consultazioni elettorali per l’anno 2020” e alla posizione delle Regioni, piu’ volte rappresentata al Governo, in merito alla data delle prossime consultazioni elettorali regionali.

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Cronache

Sigilli al tesoretto dei clan a Marano: tra i beni dei Simeoli anche una scuola

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C’è pure una scuola, una delle più accorsate della zona, fra i beni sequestrati dai carabinieri ad Antonio Simeoli e ai suoi figli Luigi e Benedetto, già destinatari nel 2013  arrestati perché ritenuti responsabili per i reati di partecipazione ad associazione camorristica denominata clan Polverino, falsità ideologica in concorso, abuso di ufficio e trasferimento fraudolento di valori; condotte per le quali riportavano condanne irrevocabili.
I beni sequestrati nella zona di Marano di Napoli, per un valore di 10 milioni di euro: si tratta due ville da dodici vani complessivi, due garages ed un magazzino-deposito alla via Marano Quarto, sei locali commerciali ubicati alla via San Rocco, un magazzino deposito ubicato alla via della Recca, tre appezzamenti di terreno delle dimensioni complessive di mq 39.220, un immobile adibito a scuola alla via Caracciolo.
I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli hanno eseguito un decreto di sequestro, emesso, su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, dal Tribunale di Napoli – Sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione nei confronti dei proprietari degli immobili, Antonio, Luigi e Benedetto Simeoli. Questo provvedimento arriva dopo una complessa attività investigativa, coordinata dalla DDA di Napoli, che hapermesso di individuare Simeoli padre e poi anche i suoi due figli, dall’inizio degli anni novanta e sino al 2009 allorquando il sodalizio si interrompeva per divergenze di natura economica, tra gli imprenditori di maggior rilievo del clan Polverino.
A seguito di un vero e proprio patto societario occulto, il capo del clan, Giuseppe Polverino, finanziava le imprese dei Simeoli e partecipava al 50% dei relativi introiti, costituendo il reimpiego degli ingenti profitti delle attività criminali (soprattutto di quelli conseguenti all’importazione di stupefacenti) nelle loro iniziative imprenditoriali. Il reimpiego era funzionale non soltanto al personale arricchimento del capo clan ma anche ad alimentare l’ulteriore capitalizzazione dei traffici di droga ed a finanziare le attività illecite del gruppo criminale nelle cui casse venivano versate, a titolo di contributo, somme fisse per ciascun appartamento costruito e tale denaro veniva poi impiegato per il pagamento degli stipendi e per sostenere le spese dell’organizzazione criminale.
Le medesime acquisizioni investigative, intercettazioni ed approfonditi accertamenti patrimoniali, corroborate dalle dichiarazioni precise e concordanti dei collaboratori di giustizia, si estendevano anche ai beni di proprietà della società Garden City Cooperativa Edilizia S.p.a., la quale risultava – secondo gliinvestigatori- di fatto gestita anch’essa dai Simeoli.

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