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Buon cibo e buona cucina, l’Italia ha un tesoro immenso che deve valorizzare

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La buona cucina o è sostenibile ed identitaria o non è una buona cucina. In assenza di una filiera dei prodotti che ne garantisce origine, trasparenza e tracciabilità non si può parlare con serietà di cucina sana e genuina per i consumatori. Alla tavola rotonda organizzata dal Consorzio Mozzarella di Bufala Dop dal titolo “Eccellenze italiane e cucina sostenibile, il binomio del futuro” si parla di prodotti del comparto agroalimentare. Parliamo di uno  dei settori trainanti dell’economia, soprattutto in un territorio ricco di eccellenze come la Campania. Al tavolo dei relatori, in uno dei saloni dell’Albergo della Regina Isabella di Lacco Ameno, il giornalista de la Repubblica, Pasquale Raicaldo, fa da moderatore-provocatore del dibattito.

Il tavolo dei relatori al convegno organizzato dal Consorzio Mozzarella di Bufala Dop nell’ambito di Ischia Safari 2019. Da destra verso sinistra Antonio Limone, Domenico Raimondo, Pasquale Raicaldo, Pasquale Palamaro, Valerio Galasso, Nino Di Costanzo

Un dibattito che apre la quinta edizione di Ischia Safari 2019, evento in cui si celebra la cucina italiana d’eccellenza. A discutere di cucina sostenibile ci sono due chef stellati, Nino Di Costanzo e Pasquale Palamaro, anime e motori di Ischi Safari. C’è il presidente del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala dop Domenico Raimondo. C’è il biologo nutrizionista Valerio Galasso. E c’è il direttore dell’Istituto Zooprofilattico del Sud Antonio Limone.

Per Palamaro e Di Costanzo non si può parlare di cucina gourmet mettendo a tavola pesce importato dalla Spagna, in chissà quale stato di conservazione e chissà quando pescato. Una cucina è eccellente sotto il profilo della qualità se utilizza e valorizza prodotti del territorio. E l’obiettivo di Ischia Safari è quello di promuovere la cucina dei territori. Non è un caso che ci siano i migliori chef di tutte le regioni. Perché l’Italia ha certamente un tesoro, prezioso almeno quanto quello culturale ed archeologico: i prodotti enogastronomici. Prodotti che quando usati nei luoghi di produzione danno vita ad una cucina sana che contribuisce al benessere dei consumatori.  Perchè “una cucina è sana non solo quando sappiamo quante calorie contiene un prodotto, ma quando quel prodotto lo usiamo nel momento migliore e lo trasformiamo nel modo migliore prima di mangiarlo” spiega il biologo nutrizionista Valerio Galasso.

Per Galasso “dovremmo, entro i limiti della nostra vita frenetica, tornare ad avere un rapporto diretto con i coltivatori, recuperare direttamente le materie che usiamo in cucina. Recuperare verdura, frutta, produttori direttamente, avere consapevolezza piena di quello che mangiamo”.

“Il cibo italiano vale 40 miliardi di euro annui. È un cibo di qualità superiore. È un cibo che ha sempre tradizione, insediamento, una cultura che l’accompagna. E però non sempre sappiamo, noi italiani, quello che mangiamo e non sempre siamo capaci di apprezzare un cibo che non tutti, in questo mondo, possono permettersi” spiega il professor Antonio Limone.

“Occorre aiutare il cittadino-consumatore a fare scelte responsabili. Bisogna aiutare i comsumatori a distinguere prodotti buoni da prodotti meno buoni, prodotti la cui provenienza è garantita da prodotti di dubbia provenienza e origine” argomenta Limone.

“Nemmeno nelle mense scolastiche della Campania, per esempio, per scelte incomprensibili mangiamo prodottiti del territorio. Pensate che abbiamo tolto la mozzarella dalle mense perchè morì un bambino per un incidente. Eppure è un prodotto microbiologicamente sano e sicuro”.

Chef Pasquale Palamaro (a dx) discute con il presidente del Consorzio Mozzarella di Bufala Dop Domenico Raimondo (a sx), al centro Lorenzo Iuliano, capo della comunicazione del Consorzio

Anche per Limone “la tracciabiità è importante. Il cittadino deve saperee che cosa mangia. La cucina sostenibile è la conseguenza di una produzione sostenibile”. A chiudere il dibattito è Domenico Raimondo, presidente del Consorzio Mozzarella di Bufala Dop. Per Raimondo “tracciabilità dei prodotti, sostenibilità e identità sono i tratti distintivi della mozzarella di bufala Dop. Un prodotto che non è stagionale, che c’è sempre e che ovunque nel mondo per storia e tradizione comunica cultura e identità. Non è un caso – spiega Raimondo – che abbiamo sede dentro la Reggia del Vanvitelli a Caserta. E non è un caso che siamo il primo Consorzio che assieme ai Beni culturali portiamo avanti cultura e cibo che in ogni area si produce”.

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Espresso 2020, pioggia di “cappelli” sugli chef. Premiata Ischia con Nino Di Costanzo, Pasquale Palamaro e non solo

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Ph. Mario Laporta/Kontrolab

Ingredienti eccellenti, grande versatilità degli chef, piatti interessanti hanno portato la cucina della Campania sempre più su. Anche quest’anno la Guida de l’Espresso 2020, appena presentata ha confermato questo trend. Non solo: anche i premi speciali hanno baciato questa zona d’Italia dove la ristorazione, la cura del vino stanno dando grande soddisfazione ad un comparto che fa da volano anche al turismo, pur se dispiace registrare che il massimo dei voti, i 5 ‘cappelli’ sono stati attribuiti soltanto a ristoranti del Nord e del Centro Italia. Fra i Cappelli d’Oro, ovvero i ristoranti che hanno fatto la storia della ristorazione moderna non poteva non esserci il Don Alfonso 1890 di Alfonso e Livia Iaccarino con i loro figli.

Ph. Mario Laporta/Kontrolab

Ph. Mario Laporta/Kontrolab

 

In questo panorama una nota la merita l’isola di Ischia dove 10 ristoranti sono entrati nella speciale classifica, per un totale di 14 cappelli grazie anche ai locali più celebrati, vere eccellenze del posto: DaNi Maison di Nino di Costanzo, chef con due stelle Michelin, pluripremiato, che ha ottenuto 4 cappelli  e lo speciale premio By Tourist per la migliore Cucina di pesce, e Indaco dell’albergo della Regina Isabella con lo chef  Pasquale Palamaro, una stella Michelin, che ha ottenuto 2 cappelli. Premi speciali per Taverna Estia di Brusciano (Kettmeier per la Migliore Cantina dell’anno), Vinarium di Napoli (Vite colte), Pizzeria 3 voglie (Pietra Molino  Quaglia per il miglio giovane pizzaiolo dell’anno), Quattro Passi di Nerano, a Tonino Mellino (In Cibum alla carriera).

Ph. Mario Laporta/Kontrolab

 

 

Campania

Cappello d’oro: Don Alfonso 1890

4 cappelli:

Danì Maison

Krèsios

Taverna Estia

3 cappelli: 

Grand Hotel Excelsior Vittoria

Terrazza Bosquet

Il faro di Capo d’Orso

Piazzetta Milù

Quattro Passi

Taverna del Capitano

Torre del Saracino

2 cappelli:

L’Albergo della Regina Isabella – Indaco

Casa del Nonno13

HotelCalaMoresca – Caracol

HotelCapriPalace-L’Olivo

Hotel Quisisana

Mammà

Hotel Monastero Santa Rosa – Il Refettorio

Hotel Villa Cimbrone

Josè Restaurant – Tenuta Villa Guerra

La caravella

Oasis Sapori Antichi

Osteria Arbustico

1 cappello:

Giardino Eden

Hotel Il Monastero

La Cucina del Monastero

Hotel Miramare e Castello

La Lampara

Hotel Terme Manzi – Il mosaico

Zì Nannina a Mare

Umberto a Mare

Hotel Aquapetra Resort – La locanda del borgo

Canonico

Caruso

Il Buco

L’antica Trattoria

La Lanterna

Relais Blu

Grand Hotel Angiolieri – L’Accanto

La Tradizione

Villa Chiara Orto & Cucina

La Locanda del Testardo

Da Tonino

Hotel Punta Tragara – Le Monzù

Hotel Palazzo Avino – Rossellinis

Sensi

Brezza Marina

Hotel Savoy Beach – Tre Olivi

Le Trabe – Tenuta Capodifiume

Al Convento

Casa Rispoli

Cieddì

Don Geppi

Habituè

Roji

Taverna Vesuviana

Hotel Il San Pietro – Zass

Hotel Le Agavi – La Serra

Hotel Le Sirenuse – La Sponda

Hotel Lloyd’s Baia – Re Mauriì

Hotel Parker’s – George Restaurant

Hotel Romeo – Il Comandante

Palazzo Petrucci

Terrazza Calabritto

Veritas

Il foto dei Baroni

Il Vecchio Mulino 1834

Locanda Radici

Locanda Severino

Maeba

Megaron

President

Sud

Tenuta Nannina

Triglia

Vairo del Volturno

 

PREMI SPECIALI:

KETTMEIR

per la Cantina dell’Anno

Taverna Estia di Brusciano (NA)

 

VITE COLTE

per le Enotavole dell’Anno

Vinarium di Napoli

 

BY TOURIST

per la Cucina di Pesce dell’Anno

Danì Maison di Ischia (NA)

 

IN CIBUM

alla Carriera

Tonino Mellino

Quattro Passi di Nerano (NA)

 

PETRA-MOLINO QUAGLIA

per il Giovane Pizzaiolo dell’Anno

Valentino Tafuri

Pizzeria 3 Voglie

di Battipaglia (SA)

 

 

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Al Mav 5.0 la rivoluzione d’ottobre tra robotica e cucina degli antichi

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Mav 5.0 rappresenta la versione più avanzata di sempre del Museo Archeologico Virtuale di Ercolano, ricca di nuovi contenuti, school experience e tecnologie digitali, per la prima volta sperimentate nel campo museale, nel quale l’esperienza di visita è stata completamente rivoluzionata. Da luglio i visitatori accorsi per ammirare la mostra “Vesuvio in the box” dell’artista partenopeo Gennaro Regina hanno superato i 12.500 accessi. La conclusione dell’allestimento, protratto fino ad oggi, rientra infatti nel programma della settimana open del MAV, dal 9 al 16 ottobre, con visite e laboratori gratuiti per tutte le scuole di ogni ordine e grado. L’iniziativa si è presentata con una giornata, 11 ottobre, dedicata a dirigenti scolastici ed inseganti con l’obiettivo di illustrare le nuove offerte didattiche del museo per l’anno scolastico 2019-2020. “Una settimana che consentirà di accorciare le distanze tra il museo, il patrimonio culturale e i cittadini grandi e piccoli – ha dichiarato Luigi Vicinanza, presidente della Fondazione CIVES che gestisce il Museo con Scabec e Regione Campania. La parola chiave del Mav 5.0 è dunque “interazione” tra lo spazio, il tempo e il visitatore, un contenitore rinnovato con approfondimenti crossmediali ed esperienze sensoriali, oltre ad una vasta scelta di laboratori didattici che permettono di creare situazioni di apprendimento stimolanti dallo scavo dei reperti al nuovo gioco dell’archeologia pensato per i piccolissimi ospiti del museo, basato su uno storytelling ispirato alle tecniche dei videogiochi.

Una rivoluzione d’Ottobre, con il visitatore al centro dell’esperienza di visita totalmente immerso nell’esperienza di conoscenza al Museo Archeologico Virtuale. Dalla biglietteria automatizzata alle guide virtuali che si materializzano al passaggio lungo il percorso, dai contenuti extra sul proprio smartphone, alle nuove installazioni inedite dedicate alle pitture pompeiane ed ercolanesi. Un Virtual Drone sulla città porterà il visitatore ad allungare lo sguardo fino alle antiche città romane, con “Interactive Museum Area” l’installazione dedicata a Villa dei Papiri potrà ascoltare le voci degli abitanti di Herculaneum, toccare con mano i reperti virtuali, sentire i profumi dei giardini, gustando il cibo che mangiavano gli antichi abitanti. La didattica coinvolgerà i 5 sensi con attività di ricostruzione dei momenti storici su reperti e rievocazione delle lettere di Plinio il Giovane a Tacito, testimonianza unica e diretta dell’eruzione che distrusse Ercolano e Pompei. Vi sarà una caccia al tesoro archeologico presso il sito dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco. L’offerta è interconnessa lungo un filo rosso di ricostruzione delle stratificazioni sociali antiche da Pompei alle ville di Boscoreale al plesso di Oplonti, dalle ville di Stabia fino agli insediamenti di Neapolis, con visite al MAN. Non mancano gli itinerari naturalistici che ricalcano il percorso epico del Vesuvio. Grande attenzione anche ai percorsi di innovazione con il laboratorio di robotica educativa e coding per i più piccoli. Ma anche attività di riproduzione delle eruzioni vulcaniche e dei calchi da scavo archeologico.

Un percorso ludico-sensoriale volto alla (ri)scoperta di profumi e sapori di un tempo passato ma non dimenticato è la school experience con il Cuoco delle Menadi. Il laboratorio si dividerà in una prima parte di introduzione all’alimentazione tipica dei romani, con l’ausilio di un banchetto tematico opportunamente allestito, dove verranno illustrate le fasi del banchetto romano e il tipo di cibo, diverso per classi sociali, i patrizi godevano di un pranzo con alimenti differenti da quelli che sfamavano i loro servi, mentre nella seconda parte gli allievi potranno realizzare un tipico “panis” dell’epoca, in uso ancora oggi nella zona di Sarno, da portare e infornare a casa. “L’obiettivo è aprire la mente degli studenti ad una didattica antropologica che li ricongiunga alle radici, partendo dalla conoscenza del cibo di tutti i giorni. In modo divertente ripercorriamo secoli di storia antica – ci dice Pasquale Sarnataro Cuoco delle Menadi e chef dell’associazione “Archeocucina” costituita dieci anni fa con 3 colleghi esploratori della storia dei cibi, un’archeologa e un’esperta in didattica. “Abbiamo iniziato con uno studio sull’alimentazione e preparazione dalla preistoria – ci racconta – fino a giungere alla gastronomia delle popolazioni italiche e poi a quella di Roma dalle origini dell’Impero fino al V sec. d. C. Da Pontecagnano a Cuma, le ricette del nostro territorio sono rimaste le stesse da millenni – ci spiega – testimoni di straordinarie contaminazioni con la vicende del tempo, con la civiltà greca che introdusse vini pregiati ed alimenti esotici, contribuendo a trasformare la pratica del cibarsi in tempo di convivialità, “simposium” per giocare, per incontrarsi, discutere di filosofia ed arte.” Il cibo ci insegnano gli antichi è un luogo prediletto di interazione che resiste anche alle eruzioni e ai secoli.

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È morto Beppe Bigazzi: aveva inventato la figura del ‘gastronomo’ in tv a La prova del Cuoco

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Addio a Giuseppe Bigazzi, Beppe per tutti: giornalista e gastronomo, presenza che non passava inosservata ne “La prova del Cuoco” con Antonella Clerici. Aveva 86 anni, era malato da tempo; a dare l’annuncio della scomparsa è stato lo chef Paolo Tizzanini, del ristorante L’Acquolina di Terranuova Bracciolini, suo caro amico.

“A cerimonia avvenuta vi comunico la perdita di un amico fraterno un grande uomo in tutti i sensi”, ha scritto Tizzanini su Facebook. Iniziò la sua carriera, la seconda della vita, curando una rubrica di gastronomia sul quotidiano Il Tempo, poi ha scritto libri, in televisione ha portato la “Borsa della spesa” nel 1995; dal 2000 ha partecipato a “La prova del cuoco”: venne sospeso per aver portato intromissione una ricetta con carne di gatto ma poi nel 2013 era tornato in tv.

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