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Economia

Btp Italia: con il Mes risparmio di 1,4 mld e fondi subito

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Il Btp Italia dei record, l’emissione ‘patriottica’ che destinera’ i 22,3 miliardi di euro raccolti in gran parte dai piccoli risparmiatori italiani a riparare le ferite inferte dal Covid-19 al tessuto economico, costera’ ai contribuenti 1,45 miliardi di euro in piu’ di quanto sarebbe costata una linea di analogo importo del Mes, il Meccanismo europeo di stabilita’, sul cui utilizzo e’ in corso un aspro confronto politico. “Il collocamento record dell’Italia ha gettato una luce sul prezzo della tensione politica con l’Unione Europea”, commenta l’agenzia finanziaria Usa Bloomberg, sottolineando come il Mes sia “diventato tossico nella politica nazionale in quanto i partiti nazionalisti lo usano come un randello per dipingere le istituzioni di Bruxelles intente a minare la sovranita’ nazionale”. “Il Mes non e’ il mio obiettivo anche per una questione di consistenza, al di la’ delle condizionalita’ e delle sensibilita’ politiche interne”, ha dichiarato il premier Giuseppe Conte. Si tratta di “un prestito” e come tale va restituito mentre “nella proposta franco-tedesca” sul recovery fund “stiamo parlando di 500 miliardi a fondo perduto”. Dunque “non e’ la soluzione”. Nella maggioranza il Mes viene visto come fumo negli occhi dal M5S mentre incontra il favore di Pd e Italia Viva, che spingono per attingere alla linea di credito da 37 miliardi messa a disposizione dalle Ue per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Tra le file dell’opposizione sono invece la Lega e FdI a fare muro mentre Forza Italia e’ schierata per il si’. Il finanziamento “e’ disponibile per tutti e, per erogare i prestiti, serve che i singoli Paesi facciano richiesta”- L’istruttoria “e’ stata velocizzata al massimo” e “nel giro di due o tre settimane questi fondi possono essere resi disponibili”, ha detto  il segretario del Mes, Nicola Giammarioli. Per raccogliere 37 miliardi con l’emissione di un Btp decennale il Mef oggi deve offrire un rendimento dell’159%, che equivale a una spesa per interessi di quasi 6 miliardi nel corso del prestito.Il Mes chiede “circa dieci punti base” di spread sul costo della raccolta “che ad oggi e’ negativo anche fino a dieci anni”. “siamo attorno allo zero come costi, non si pagano interessi ma si restituisce il prestito”, ha spiegato Giammaroli. “Appena e’ uscita la notizia della richiesta” di Cipro, l’unico Paese al momento interessato alla linea del Mes, “i mercati hanno reagito molto positivamente, gli spread di Cipro sono calati in maniera sostanziale, quindi tutto il dibattito sullo stigma del prestito Mes mi sembra infondato”.

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Spadafora pensa alla salute dei tifosi e vuole diretta gol come in Germania, ma in Italia Sky pensa solo ai soldi

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“Se serve, sono disponibile come ministro e come governo a mettere nello stesso provvedimento che firmeremo per la riapertura del campionato le norme che serviranno per avere anche in Italia la diretta gol, come succede in Germania” ha detto il ministro per le Politiche giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, al Tg3. “In Germania – ha spiegato il ministro -, Sky ha trovato un accordo per la diretta gol, nel rispetto dei diritti di chi ha l’abbonamento per le partite del campionato. Penso – ha aggiunto Spadafora – che dovremo pensarci anche in Italia. Eviterebbe, qualora riprendesse la stagione, assembramenti in luoghi pubblici, in bar, visto che le persone non possono andare allo stadio e potrebbero invece vedere i gol direttamente da casa, in sicurezza”. Sky fa molta resistenza in Italia. Perchè pensa ai soldi. Da mesi prende soldi dagli abbonati al calcio senza aver dato il servizio e su quel versante ci saranno sicuramente centinaia di migliaia di vertenze di abbonati a Sky per il mancato rispetto del contratto di abbonamento da parte dell’azienda. Aziende che nel mentre prendeva soldi dagli abbonati, ha poi pensato bene di non versare ai club l’ultima rata da 220 milioni di euro per i diritti tv. Insomma, una bella gatta da pelare. Per fortuna il ministro dello Sport Spadafora ha dimostrato di aver la schiena dritta e di pensare ai consumatori.

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Economia

Fase 2: Cgia: perse 11 mila aziende, a fine anno saranno 100 mila

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In tre mesi in Italia sono state perse quasi 11 mila aziende artigiane e senza aiuti potrebbero diventare 100 mila a fine 2020. A sostenerlo e’ la Cgia di Mestre, per cui si tratta di un dato negativo, ma in linea con quanto registrato nello stesso arco temporale dei tre anni precedenti. Secondo l’associazione che rappresenta artigiani e piccole imprese, il peggio dovrebbe arrivare nei prossimi mesi, quando l’effetto economico negativo del Covid si fara’ sentire con maggiore intensita’. “In questi due mesi e mezzo di lockdown, molti artigiani senza alcun sostegno al reddito sono andati in difficolta’ – dice Paolo Zabeo della Cgia – e non sono stati pochi coloro che hanno ipotizzato di gettare la spugna e chiudere definitivamente. Dopo una settimana dalla riapertura totale, invece, lo stato d’animo e’ cambiato. C’e’ voglia di lottare, di resistere, di risollevare le sorti economiche della propria attivita’. Purtroppo, non tutti ce la faranno a sopravvivere con una perdita di almeno 300 mila posti di lavoro a fine anno”.   L’entita’ della contrazione dipendera’ dalle misure di sostegno che verranno introdotte dal Governo nei prossimi 2-3 mesi – rileva la Cgia – tenendo conto che negli ultimi 11 anni lo stock delle imprese artigiane e’ crollato di quasi 200mila unita’, al 31 marzo 2020 le aziende artigiane attive in Italia ammontavano a 1.275.970. Per evitare che entro la fine del 2020 si registri una ulteriore moria di tantissime botteghe artigiane, la Cgia rileva la necessita’ di erogare a queste attivita’ importanti contributi a fondo perduto e di azzerare per l’anno in corso le imposte erariali: come l’Irpef, l’Ires e l’Imu sui capannoni. “L’artigianato – afferma il segretario degli Artigiani di Mestre Renato Mason – ha bisogno di sostegno perche’ e’ l’ elemento di coesione sociale del nostro sistema produttivo. Se spariscono le micro imprese, rischiamo di abbassare notevolmente la qualita’ del nostro made in Italy. E’ vero che con il decreto Rilancio sono state introdotte diverse misure tra cui l’azzeramento del saldo e dell’acconto Irap in scadenza a giugno, la riproposizione dei 600 euro per il mese di aprile e la detrazione del 60% degli affitti, ma tutto questo e’ ancora insufficiente a colmare la rovinosa caduta del fatturato registrata in questi ultimi mesi da tantissime piccole realta’”. Troppi provvedimenti che rischiano di disperdere in tanti rivoli le risorse messe a disposizione – conclude – che, invece, dovrebbero essere convogliate solo su tre voci: famiglie, indennizzi diretti alle imprese e taglio delle tasse”.

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Expo, Sala: società in liquidazione con 40 milioni di utile

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“La societa’ Expo 2015 in liquidazione presenta dei conti che riassumono dieci anni di percorso con un avanzo, quindi un utile di 40 milioni”: il sindaco di Milano Giuseppe Sala lo ha annunciato nel suo quotidiano video sui social, convinto che a questo punto sia arrivata la fine del “tormentone sul presunto buco della societa’, con i titoli dei giornali che parlavano di 200 milioni di buco” o di “400 milioni di buco”, al momento della sua candidatura pochi mesi dopo la fine dell’esposizione. “Questa storia finisce ieri per me”, ha concluso.

“Vi dico queste cose al di la’ del fatto che per me e’ una grande soddisfazione, anche perche’ penso che in momenti difficili come questi bisogna poter dire e poter pensare che pur in un Paese difficile come il nostro, pur in momenti storici a volte anche cattivi come questo, si puo’ fare – ha aggiunto Sala – Si puo’ fare se si ha competenza, onesta’ e dedizione, le caratteristiche di chi ha lavorato con me”. “Molti pensieri affollano la mia mente da ieri in particolare mi ricordo le mie parole il primo maggio 2015, quando dissi: ‘Tutto cio’ che voi vedete non e’ frutto di un miracolo ma dell’enorme dedizione e del lavoro di tante persone'”, ha concluso il sindaco.

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