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Bonafede fa confusione tra Salvini e i giornalisti e finge di non capire che molti mafiosi sono a casa loro

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Cioè il ministro Alfonso Bonafede ha cacciato il capo del Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria). Ha nominato anche un vice al Dap. Sia il nuovo Capo del Dap che quello che è arrivato come vice vengono da uffici inquirenti antimafia. Sono stati scarcerati 33 mafiosi (MAFIOSI, CONDANNATI PER MAFIA, AL 41BIS PER MAFIA). Ci sono richieste di scarcerazione da parte di altri 372 detenuti ospiti della Patrie Galere al 41 bis e nel Circuito di Alta Sicurezza. La lista è nelle mani del presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta antimafia Morra e del procuratore nazionale della Direzione nazionale Antimafia Cafiero de Raho che vogliono bloccare in maniera giuridicamente corretta tutte le istanze di differimento delle pene ai domiciliari presentate dai legali dei detenuti. E lui, Bonafede, dice che è falso dire che sono stati scarcerati i mafiosi. Forse Bonafede non ha letto le dure contestazioni di magistrati antimafia come Catello Maresca, Nino Di Matteo e Nicola Gratteri sulla vergogna delle scarcerazioni. Forse Bonafede non fa distinzione tra uno dei leader dell’opposizione, Matteo Salvini, che dice che il Governo fa scarcerare i mafiosi (falso, non è stato il Governo ma il capo del Dap scelto da Bonafede) e quei pochi giornalisti (e noi tra questi) che scrivono da 40 giorni delle scarcerazioni di mafiosi, della circolare del 21 marzo del Dap, della strana notifica di questa circolare alla Dna con un mese di ritardo e di tante altre cose strane.  Forse Bonafede dovrebbe cominciare a riflettere e ragionare. Perché la questione dei boss mafiosi scarcerati è un problema serio che non è stato ancora scongiurato. Di sicuro non l’ha risolto rimuovendo Basentini e nominando Petralia e Tartaglia.

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Assunti e licenziati da società fittizie per incassare la disoccupazione: 662 indagati nel Casertano, truffati 2 milioni all’Inps in 5 mesi

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La Compagnia della Guardia di Finanza di Aversa, solamente nei primi cinque mesi del 2020, sulla base degli esiti dei preliminari accertamenti ispettivi dell’INPS e quindi su delega della Procura di Napoli Nord, ha concluso mirati approfondimenti investigativi su 27 società che sulla carta risultavano aver assunto centinaia di lavoratori per poi, in breve tempo, licenziarli tutti, creando così il presupposto normativo per permettere loro di ottenere l’indennità mensile di disoccupazione.

Gli ulteriori riscontri di polizia giudiziaria compiuti della Guardia di Finanza hanno permesso di accertare, in tutti i casi esaminati, la fittizietà dell’impresa e dei sottostanti dichiarati rapporti di lavoro. In effetti, è stato accertato un modus operandi caratterizzante queste condotte criminali, che vede l’attivo apporto di consulenti fiscali e/o del lavoro che provvedono a creare degli schermi societari, solo cartolari, da sfruttare quali veicoli giuridici poi per ottenere indebitamente i sussidi pubblici.

A fattor comune, infatti, è stata rilevata l’inesistenza di sedi operative, la mancanza di qualsivoglia contabilità e l’insussistenza delle attività dichiarate: praticamente le società che risultavano datori di lavoro erano in realtà scatole vuote appositamente create al solo scopo di assumere (ovviamente solo sulla carta, senza pagare alcuna contribuzione) una serie, spesso numerosa, di asseriti lavoratori, che poi venivano formalmente licenziati.

L’esame dei casi investigati ha permesso inoltre di confermare alcuni aspetti del fenomeno già emersi negli anni passati, ossia la localizzazione delle imprese “fantasma” in un ambito territoriale ben delimitato, che vede coinvolti per lo più i Comuni dell’agro aversano e, in particolare, in questi ultimi casi, Villa di Briano, Villa Literno, San Marcellino e Casal di Principe, e in secondo luogo i settori economici più colpiti dal fenomeno, che sono risultati, ancora una volta, quelli delle imprese edili, dei servizi di pulizia e del volantinaggio. 

Anche la cifra di queste ultime evidenze desta allarme e non sembra diminuire nonostante i numerosi interventi repressivi: soltanto nei primi 5 mesi dell’anno sono stati infatti ben 662 i soggetti denunciati, a vario titolo, per truffa aggravata nei confronti dell’Ente previdenziale, per un profitto illecito, pari alle indennità illecitamente percepite, che sfiora i 2 milioni di euro.

E a questi dati vanno poi aggiunte le richieste di indennità non dovute, già inoltrate all’Ente previdenziale e non concesse solo grazie all’attività ispettiva svolta dallo stesso ente previdenziale e alle successive conferme giudiziarie, nonché, spesso, ulteriori condotte delittuose a sfondo economico finanziario come la frode fiscale e il falso in bilancio. 

Una vera emorragia di risorse pubbliche che vede all’opera non solo imprenditori senza scrupoli, ma anche professionisti del settore che mettono a servizio dei truffatori le loro competenze tecniche, come i 6 ora denunciati. 

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Reddito di cittadinanza, a Salerno scoperti 86 truffatori su 2mila percettori controllati

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Nel corso del primo semestre del corrente anno, compreso l’intero periodo di emergenza sanitaria Covid – 19, le Stazioni Carabinieri del Comando Provinciale di Salerno hanno condotto una capillare attività d’indagine sulla verifica dei requisiti previsti per la concessione del reddito di cittadinanza, al termine della quale è stato accertato che su di un campione esaminato di oltre 2000 cittadini percettori del sussidio, 86 non ne avevano diritto. In particolare, attraverso l’esame incrociato dei dati documentali e delle informazioni acquisite nel corso di specifici servizi di controllo del territorio con quelli forniti dai Comuni di residenza, sono state comprovate numerose irregolarità nelle procedure di dichiarazione del possesso dei requisiti soggettivi ed econometrici.

Tra le principali anomalie, quelle riferite ai seguenti soggetti:

  • –  destinatari di misura cautelare personale;
  • –  condannati con sentenza definitiva per reati per i quali è prevista la decadenza delreddito;
  • –  detenuti e ricoverati in strutture a carico dello Stato;
  • –  cittadini stranieri sprovvisti dei requisiti.
    Numerose sono state le false attestazioni che hanno riguardato difformità circa l’indicazione della reale residenza, ossia di persone che l’hanno indicata presso un Comune diverso, al fine di omettere all’interno della prevista dichiarazione che i familiari percepivano altro reddito. Così come il caso di un giovane che aveva modificato fittiziamente l’indirizzo di residenza presso un’abitazione diversa, rivelatasi poi essere un esercizio commerciale adibito a “pescheria”.
    L’attività investigativa ha permesso d’interrompere l’indebita percezione del beneficio, oltre che ad un detenuto, anche a soggetti appartenenti alla criminalità organizzata: in un caso è stato infatti accertato che destinatario del reddito di cittadinanza è risultato essere un uomo condannato per “associazione di tipo mafioso”, per aver fatto parte di un sodalizio criminale operante nella piana del sele, già sottoposto alla misura di sicurezza della “libertà vigilata”.

Sono state riscontrate irregolarità anche nei confronti di 19 cittadini stranieri che hanno beneficiato del reddito, sebbene non residenti sul territorio nazionale da almeno 10 anni, gli ultimi 2 dei quali avrebbero dovuto essere continuativi.

Gli esiti delle attività sono stati quindi segnalati all’Autorità giudiziaria competente ed agli Uffici territoriali dell’Inps per l’interruzione dell’elargizione del sussidio e la ripetizione delle somme indebitamente percepite, che hanno prodotto un danno erariale di oltre 350.000 €.

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“Bravo ma gay”, insulti omofobi al maestro del nido

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Tutto bene nella scuola per quattro anni. Poi gli riferiscono conversazioni tra genitori dei bambini (0-3 anni) di cui e’ l’educatore in un asilo nido della Lucchesia che in buona sostanza suonano cosi’. “Marco? E’ bravo ma peccato che sia gay”, avrebbe detto un padre a un altro. E ancora: “Marco e’ un bravo educatore ma i gay questo lavoro non possono e non devono farlo”. Commenti che non si aspettava, Marco Dianda, 33 anni, educatore con curriculum di studi idoneo all’incarico. Ha affidato uno sfogo al proprio profilo Fb e la maldicenza di paese e’ stata cosa pubblica. Numerosi gli attestati di solidarieta’ ricevuti dal post. “E’ stata una pugnalata alle spalle, avrei preferito che me lo avesse detto in faccia”, afferma oggi con amarezza.

Marco Dianda. Educatore a Lucca

“La mia professionalita’ – riflette – non deve essere oscurata da quello che dovrebbe essere un dettaglio insignificante, il mio orientamento sessuale. Ho scritto su FB perche’ stare zitto avrebbe significato accettare l’offesa”. Ora comunque il 33enne lascia l’incarico, ha preso aspettativa per motivi diversi da questo episodio, vuole conseguire una laurea magistrale. “Me ne vado – ha spiegato – con la consapevolezza che per la quasi totalita’ dei genitori dell’asilo nido sono stato un buon educatore”. In mattinata Marco Dianda e’ stato raggiunto al telefono da Eugenio Giani, presidente del Consiglio regionale della Toscana e in corsa per la presidenza della Regione. “Marco sta bene – dice Giani – L’ho sentito direttamente, per capire la situazione ed evitare inutili strumentalizzazioni. Adesso posso dirlo: e’ scosso e turbato, ma dimostra una forza d’animo straordinaria e un’incredibile sensibilita’”. Giani spiega di avergli detto “poche cose semplici: la Toscana e’ casa tua, sii orgoglioso di chi sei”. Anche la sfidante di Giani, la leghista Susanna Ceccardi, candidata per il centrodestra, ha espresso solidarieta’: “Caro Marco, tu non dovresti essere discriminato per la tua vita privata e le tue scelte affettive. La qualita’ del tuo lavoro dovrebbe essere l’unico metro di giudizio. Mi sento a te molto vicina e ti comprendo. Anche io nella mia esperienza ho subito tanti attacchi per non essermi allineata a certi schemi”.

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