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Atti sessuali con un 14enne e induzione alla prostituzione di un minore, i carabinieri di Ischia arrestano un 37enne e un 52enne

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I Carabinieri della Compagnia di Ischia hanno arrestato un 37enne ed un 52enne, entrambi domiciliati a Casamicciola Terme, ritenuti responsabili in concorso dei reati di prostituzione minorile e atti sessuali con minorenne commessi nei confronti di un minore di 14 anni originario dell’isola di Ischia. Le indagini, condotte dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Ischia e coordinate dalla IV Sezione Fasce Deboli della Procura della Repubblica di Napoli, hanno permesso di ricostruire che i due arrestati, fino allo scorso dicembre, inducevano il minore a prostituirsi e a compiere atti sessuali in cambio di piccole somme di denaro.
L’attività investigativa, scaturita dalla denuncia della madre della vittima, è stata eseguita con intercettazioni telefoniche e ambientali, perquisizioni, sequestri e consulenze tecniche. Nel corso delle indagini è stato inoltre rinvenuto, nello smartphone del 37enne, un ingente quantitativo di materiale pedopornografico. Per quest’ultimo, il GIP del Tribunale di Napoli ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, mentre nei confronti del 52enne è stata disposta un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari.

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Coronavirus, Antoci: un boss lascia carcere per rischio virus, è scandaloso

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Arresti domiciliari a un ergastolano di origini siciliane, Antonio Sudato, 67 anni, rinchiuso nel carcere di Sulmona. Rischio di contagio da coronavirus, questa la motivazione che il magistrato di sorveglianza dell’Aquila ha evidenziato per la concessione, appunto, degli arresti domiciliari. Allucinante ma vero. Giuseppe Antoci, presidente onorario della Fondazione Caponnetto ed ex presidente del Parco dei Nebrodi, vittima nel 2016 di un gravissimo attentato mafioso sventato dalla scorta della Polizia di Stato, dice che  “l’istanza dell’avvocato difensore di Sudato è stata accolta, ‘motivando l’incompatibilità del detenuto con la vita carceraria per motivi di salute e per il rischio di contagio da coronavirus, che in una persona con rilevanti patologie puo’ seriamente aggravare il proprio stato di salute’. E’ un precedente gravissimo e un’offesa ai familiari delle vittime di mafia”. “Rischio di contagio da coronavirus? – continua Antoci – Quindi ad oggi neanche positivo. Non torna, dunque, a casa per curarsi ma solo per il rischio di contrarre il virus. E del rischio che stanno correndo i tanti nelle forze dell’ordine, nell’Esercito e nella Polizia penitenziaria o ai tanti che sono in prima linea nei settori necessari al Paese che diciamo? Pur rispettando la decisione del magistrato – continua Antoci – la stessa sembra pero’ essere un gravissimo precedente che potrebbe consentire a tanti altri di tornare a casa dai loro affetti. Proprio quegli affetti di cui sono stati privati, invece, i familiari delle vittime di mafia, coloro, cioe’, che oggi vedono uscire non semplici detenuti, con residui di pena irrisorie, bensi’ detenuti come Sudato, condannato, in via definitiva, per associazione mafiosa, estorsione ed omicidio”.

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Coronavirus: Napoli, da lunedì 569 lavoratori in Cig

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 L’emergenza Covid19 e le relative disposizioni hanno comportato la necessita’ di una riduzione del 40% dei servizi di trasporto pubblico forniti a Napoli dall’Azienda napoletana di mobilita’. In seguito ai decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri e alle conseguenti disposizioni della Giunta Regionale della Campania, l’Azienda di trasporto pubblico di Napoli, si legge in una nota, “ha dovuto effettuare gia’ da alcune settimane una rimodulazione dei servizi. Contemporaneamente si e’ verificata una condizione che genera riduzione di fatturato. Infatti la limitazione degli spostamenti ha ridotto drasticamente l’utilizzo dei mezzi pubblici facendo registrare un calo dei passeggeri del 90%. Si stima una perdita di ricavi dal mercato di almeno quattro milioni di euro al mese per i mesi di marzo, aprile e maggio e da quantificare sull?anno in base all?evolversi della condizione di emergenza”.

In considerazione della riduzione dei servizi offerti, ANM ha avviato un confronto con le rappresentanze sindacali per l?accesso alla cassa integrazione per un?ampia platea di dipendenti. “Il tavolo di confronto non era obbligatorio ma Anm ha deciso di istituirlo per condividere ogni scelta con i rappresentanti dei lavoratori in un momento cosi’ difficile per il Paese. Il confronto di ieri e’ durato 11 ore ed e’ stato chiuso con l’accordo con Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Fna, Faisa Cisal, a dimostrazione di un grande senso di responsabilita’ di tali Organizzazioni”. “L’accordo prevede una riduzione dell?attivita’ lavorativa stimata, allo stato, nella misura media del 47% circa del monte ore lavorate, sebbene con impatto diversificato per i vari reparti e le varie figure professionali. In particolare l?attivita’ lavorativa si riduce al momento per 569 lavoratori per una durata di dura 9 settimane. ANM si e’ impegnata a sostenere i lavoratori interessati anticipando le somme della cassa integrazione”, prosegue la nota. Nell’ottica del contenimento della negativa ricaduta salariale, saranno, inoltre, presi in considerazione, se richiesti, le ferie, le ex festivita’, i permessi di cui alla L. 104, i congedi parentali previsti dal DL “Cura Italia” che sostituiranno le giornate/ore in programmazione oggetto di riduzione. Anm procedera’ dunque nei tempi piu’ rapidi alla attivazione della domanda presso l’Inps, per l’accesso alle prestazioni del Fondo Bilaterale attraverso lo strumento dell?assegno ordinario richiesto per il periodo dal 6 aprile fino ad un massimo di 9 settimane, avente comunque termine entro agosto 2020 o per il periodo ulteriore reso necessario da provvedimenti di proroga delle limitazioni delle attivita’ e per ulteriori periodi dal persistere dell?emergenza derivante dall?infezione del COVID-19. In base all’accordo, azienda e sindacati si sono inoltre impegnati a condurre azioni, anche unitarie, finalizzate al raggiungimento dell?obiettivo di ottenere misure straordinarie compensative da parte del governo nazionale, regionale e comunale per la compensazione della perdita dei ricavi da traffico e dei ricavi da gestione sosta e garantire il costante flusso finanziario verso l’azienda da parte degli Enti preposti.

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Coronavirus, muore l’agente della scorta di Conte: ucciso da una polmonite da covid 19

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Giorgio Guastamacchia avrebbe compiuto 52 anni ad agosto. E invece una brutta polmonite, dovuta al coronavirus, se lo è portato via. Era uno dei poliziotti della scorta del premier Giuseppe Conte ma a conoscerlo, tra i leader politici, erano in tanti ed oggi hanno espresso in tanti il loro cordoglio alla famiglia. E sempre 51 anni aveva Raffaele Palestra, carabiniere in servizio presso il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Salerno, morto anche lui a causa delle complicanze di una polmonite da coronavirus. “Per tutti noi che l’abbiamo conosciuto, per i colleghi del servizio di protezione, per i dipendenti della Presidenza del Consiglio, è un momento di grande dolore”, dice Giuseppe Conte aggiungendo: “Rimarra’ in me indelebile il ricordo – aggiunge il premier – della sua dedizione professionale, dei suoi gesti generosi, dei suoi sorrisi ravvivati da un chiaro filo di ironia”. Anche il Capo della Polizia Franco Gabrielli ha espresso “cordoglio e vicinanza ai familiari”. Il Capo della Protezione Civile Angelo Borrelli lo ha ricordato nella conferenza stampa della giornata: “Era con noi i primi giorni dell’emergenza, alla sua famiglia va il mio cordoglio e quello di tutto il personale del Dipartimento”. Accanto a Borrelli nel consueto incontro con i giornalisti c’era il presidente del Consiglio superiore di Sanita’ Franco Locatelli: “E’ morto un servitore dello Stato, faceva parte di una categoria che per salvare la salute degli italiani perde la vita”. Il Sostituto Commissario della Polizia Guastamacchia lascia la moglie e due figli, 28 e 29 anni. Il poliziotto aveva contratto il virus alcune settimane fa ed era stato subito ricoverato e sottoposto a terapia intensiva. “E’ stato fatto di tutto per salvarlo, esprimiamo un profondo cordoglio del Sistema sanitario regionale”, ha sottolineato l’assessore alla Sanita’ del Lazio, Alessio D’Amato. Il Covid Hospital di Tor Vergata ha spiegato che “il paziente era giunto con un quadro clinico di estrema gravita’”; si e’ provveduto all’intubazione “per tentare fino all’ultimo di recuperarlo. Purtroppo – dichiarano i clinici – nonostante questo il risultato, sperato, in termine di sopravvivenza, non e’ stato raggiunto”. Si era arruolato in Polizia nel 1988 ed era in servizio all’Ispettorato di Palazzo Chigi dal 2016, dopo aver lavorato per circa 15 anni al Viminale. Era nella scorta dell’attuale premier ma lo stesso servizio lo aveva svolto per altri Presidenti del Consiglio, come Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni.

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