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AstroLuca è il primo italiano al comando della Stazione Spaziale Internazionale

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Il primo italiano a capo della Stazione Spaziale Internazionale e il primo non americano alla guida di una passeggiata spaziale: Luca Parmitano accumula un record dopo l’altro e il filo rosso e’ il riconoscimento della grande professionalita’ dell’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). A sottolinearlo il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, che ha avuto un colloquio telefonico con Parmitano. “Credo fermamente nella ricerca aerospaziale, sara’ questa – ha detto – la grande sfida del prossimo futuro”.

Per il ministro per l’Istruzione, l’Universita’ e la Ricerca, Lorenzo Fioramonti, l’incarico di comandante “ci rende davvero orgogliosi” e che conferma il ruolo di leader dell’Italia spaziale “sia dal punto di vista delle missioni che dal punto di vista della ricerca aerospaziale”. Il passaggio di consegne con il comandante russo della Expedition 60, Alexei Ovchinin, e’ avvenuto a bordo di una stazione orbitale affollatissima, con ben nove astronauti. E’ stata una cerimonia breve e carica di emozione, conclusa con il suono simbolico di una campanella di ottone.

“Grazie all’Europa e all’Italia”: sono state fra le prime parole pronunciate da AstroLuca. Cominciano cosi’ la Expedition 61 e la seconda parte della missione europea Beyond, con i suoi esperimenti tesi a gettare le basi del futuro dell’esplorazione spaziale, portando l’uomo ‘oltre’ l’orbita bassa della Terra, verso Luna e Marte.

Luca Parmitano e’ il terzo astronauta europeo ad avere questa qualifica, dopo il belga Frank De Winne, al comando della stazione orbitale nel 2009 e oggi a capo del centro dell’Esa per l’addestramento degli astronauti (Eac) a Colonia, e dopo il tedesco Alexander Gerst, al comando nel 2018. Il suono della campanella di ottone che concluso la cerimonia ha segnato per AstroLuca l’inizio di un periodo intenso di attivita’. Sono cinque le passeggiate spaziali previste in ottobre e altrettante quelle in programma in novembre. Di queste ultime Luca Parmitano “ne affrontera’ una larghissima parte”, ha rilevato il capo del Gruppo di esplorazione spaziale dell’Esa, Bernardo Patti, nella diretta in streaming organizzata dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) in occasione del passaggio di consegne. “E’ la prima volta – ha osservato ancora – che un astronauta non americano riveste il ruolo di leader di un’attivita’ extra-veicolare” e questo, ha aggiunto, e’ “un grande onore per l’Italia. Il merito va soprattutto al fatto che Luca Parmitanoriesce a mettere insieme nel suo lavoro una grandissima professionalita’ e una profonda umanita’”.

Gli auguri di buon lavoro sono arrivati anche dal presidente dell’Asi, Giorgio Saccoccia: “diventare comandante della Stazione Spaziale Internazionale – ha rilevato – e’ un grande privilegio, il primo per un astronauta italiano. E’ il riconoscimento della sua grande professionalita’ e delle sue competenze dimostrate sul campo e in volo”. Fitto anche il programma degli esperimenti della missione Beyond, compresi quelli italiani: il 7 ottobre sara’ la volta di Mini-Euso, condotto in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e l’agenzia spaziale russa Roscosmos, ha detto Giovanni Valentini, dall’Unita’ microgravita’ e volo umano dell’Asi. A fine ottobre sara’ la volta di Lidal e all’inizio di dicembre di Xenogriss. In novembre, infine, oltre che nelle passeggiate AstroLuca sara’ impegnato nel controllare dallo spazio un robot sulla Terra, nell’esperimento Analog-1.

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Corona Virus

Faq Coronavirus, le domande più frequenti di chi teme di essere rimasto contagiato

Alessandra Cioffi

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Cosa è il coronavirus?
Il coronavirus e’ un virus già noto ai medici ed è responsabile della sindrome influenzale insieme alla famiglia del rinovirus ed adenovirus.
I coronavirus sono una grande famiglia di virus a RNA , alcuni dei quali causano malattie nelle persone mentre altri circolano tra gli animali, tra cui cammelli, gatti e pipistrelli. Talvolta i coronavirus animali possono evolvere e infettare le persone per poi diffondersi tra esse come è stato per la SARS .
Il 2019-nCoV è un nuovo ceppo di coronavirus mai stato identificato nell’uomo.
Come si fa la diagnosi di infezione?
Per la conferma diagnostica è necessario un test (PCR Real Time) praticabile effettuando un tampone e disponibile al momento presso l’Ospedale Spallanzani e, in Regione Campania, presso il P.O. “D. Cotugno” di Napoli.
Esiste un vaccino per proteggersi da questo virus? 
Si sta lavorando alla realizzazione di un vaccino, ma al momento non esiste. Attualmente le uniche precauzioni possibili sono legate alla prevenzione al fine di minimizzare il contagio.
Che procedure verranno applicate per prevenire la diffusione dell’infezione?
Il protocollo previsto è elaborato sulla scorta degli aggiornamenti forniti dagli organismi internazionali e dal Ministero della salute ed è mirato a diversi ambiti e setting:
  • Interventi tesi all’identificazione tempestiva e alla diagnosi/gestione dei casi;
  • Interventi tesi alla identificazione e follow-up dei contatti;
  • Interventi di comunicazione ed informativi/educativi rivolti alla popolazione, volti a sensibilizzare il popolo
Eventuali modifiche saranno di volta in volta comunicate, in quanto la situazione epidemiologica e le conoscenze sono continuamente in evoluzione.
Esistono terapie? 
Ad oggi non ci sono trattamenti.
E’ in corso una sperimentazione con lopinavir/ritonavir in Cina, ma non ne è al momento provata l’efficacia.
Dunque, una volta diagnosticato il virus, il trattamento sarà analogo a tutte le sindromi respiratorie a seconda della gravità secondo le linee guida internazionali e nazionali.
Attualmente non ci sono evidenze di utilizzo dell’uso degli steroidi.
E se si entra in contatto con un caso sospetto di coronavirus? Cosa bisogna fare?
Il ministero della Salute ha proposto un algoritmo per gestire al
meglio i casi di pazienti che riportano un sospetto contatto con possibili persone infette.
  • Se il contatto è stato occasionale ( basso rischio) è consigliato un automonitoraggio per 14 gg (tempo di incubazione del virus) e se non compaiono sintomi si è fuori pericolo.
  • Se insorgono sintomi è opportuno chiamare prontamente il
  • medico per effettuare il test diagnostico al fine di escludere il
  • contagio.
  • Se il contatto è stato stretto ( alto rischio) è necessario predisporre il monitoraggio quotidiano della temperatura corporea (o verificare che il paziente lo abbia già fatto) e predisporre, durante il periodo la sorveglianza, una valutazione clinica in ambito ospedaliero alla prima comparsa di sintomi aspecifici di tipo influenzale (febbre e/o tosse e/o difficoltà respiratorie).
*Alessandra Cioffi, l’autrice di questo articolo, è un medico-pediatra della sanità pubblica italiana 

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Cronache

“Berlino 1989. Fotocronaca di un varco”, la storia rivissuta attraverso le foto diventa un libro: l’autore è Mario Laporta

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Il 9 novembre del 1989 la caduta del Muro di Berlino spaccava in due la storia europea del ventesimo secolo. Mario Laporta, fotogiornalista napoletano, era a Berlino e ha potuto documentare la Storia mentre veniva scritta. I suoi scatti memorabili, testimonianza preziosissima di quell’evento, diventano ora il libro fotografico “Berlino 1989. Fotocronaca di un varco”, edito dalla casa editrice Mediterranea di Napoli. Il libro sarà presentato mercoledì 26 febbraio alle 17:30, presso la biblioteca del museo Madre a Napoli.

Laporta ha raccontato con i suoi scatti i principali eventi internazionali, ma di nessuno ha un ricordo così nitido come del 9 novembre 1989. Riviviamo allora attraverso le sue immagini e le sue parole il racconto di una vicenda diventata patrimonio della memoria collettiva.

Laporta, come si ritrovò a Berlino nella storica giornata della caduta del Muro?

Stavo documentando le manifestazioni degli abitanti di Berlino Est, che chiedevano al governo maggiore libertà di movimento. C’era fermento perché in quel periodo l’Ungheria aveva aperto le frontiere, consentendo ai tedeschi dell’Est di arrivare in Occidente passando dall’Austria. Facevo la spola ogni giorno fra Berlino Ovest e Berlino Est, pagando una tassa di circa cinque marchi. Intanto organizzavo il mio viaggio per Lipsia, cuore pulsante delle proteste. Non era semplice uscire dalla città eludendo i controlli capillari della STASI e quindi impiegai diversi giorni per trovare i contatti giusti. La sera dormivo a casa di un’amica, nella parte occidentale. Il 9 novembre telefonò un suo amico tedesco che non parlava inglese. Iniziò a ripetere “Mauer”, ma non capivo nient’altro. Mi disse di accendere la tv; stavano mandando in onda i primi servizi: il Muro era crollato.

Quale fu la sua reazione? Comprese subito la portata rivoluzionaria di quell’evento?

Le confesso che per alcuni secondi pensai ai quattro giorni di lavoro buttati per organizzare il rischioso viaggio per Lipsia. Dopo poco mi resi conto invece che ciò che stava accadendo in quegli istanti era infinitamente più importante del lavoro andato in fumo. Ero andato lì per realizzare un’esclusiva, mi ero ritrovato davanti alla Storia. Mi precipitai immediatamente alla porta di Brandeburgo e iniziai a scattare le prime foto.

Che aria si respirava per le strade nei giorni che precedettero il 9 novembre?

C’erano varie manifestazioni, ma era abbastanza pacifiche. A Lipsia si respirava invece maggiore tensione, per questo motivo ero diretto lì. C’era aria di cambiamento, ma nessuno poteva immaginare ciò che di lì a poco sarebbe successo. Poi, il giorno del 9 novembre, durante una conferenza stampa, il portavoce del governo Guenter Schabowski annunciò che si stavano attrezzando per favorire i viaggi dei cittadini orientali verso la Germania Ovest. Fu allora che Riccardo Ehrman, corrispondente dell’Ansa, pose la famosa domanda, che gli era stata suggerita da un informatore: “da quando?” E Schabowski rispose: “da subito”. Fu la miccia che fece riversare per strada migliaia di persone. Un momento storico e io ero lì, sono stato fortunato.

Che cosa ricorda di quella giornata?

Io ricordo tutto. Ricordo gli scatti e i momenti precedenti e immediatamente successivi. Ricordo le facce delle persone e le emozioni forti e contrastanti stampate sui loro volti. E poi ricordo l’incredulità della gente, persone che attraversavano il confine dopo ventotto anni e non ci credevano; non sapevano cosa fare una volta giunti dall’altra parte. Le famiglie che si ricongiungevano, quelli che cercavano i parenti con solo un indirizzo in mano. All’inizio c’era talmente tanta euforia ed entusiasmo che pensavano solo a passare dall’altra parte. Molti di loro però non volevano diventare occidentali, chiedevano solo maggiore libertà di movimento. Mi colpì molto una testimonianza di un cittadino dell’Est che non comprendeva come mai ad Ovest ci fossero dei senzatetto; ad Est non c’erano, era qualcosa di inconcepibile. Due mondi agli antipodi che si incontrarono dopo tanti anni di separazione.

C’è una foto a cui è particolarmente legato?

Sono legato a tutte le foto, a dire il vero. Gliene racconto una, che si trova nelle prime pagine del libro, accanto al mio testo. E’ quella che più ci aiuta a comprendere come il muro fosse percepito. Noi da ovest, vedevamo un muro soltanto, alto appena tre metri e sessanta. Dall’altro lato, gli abitanti di Berlino Est, oltre al muro comune, vedevano quindici metri di filo spinato, poi una terra di nessuno, un campo che in alcuni punti poteva essere minato. Percepivano il muro come invalicabile molto di più di quanto non avvenisse dall’altra parte. In quella foto si vedono entrambi i lati della barricata; la scattai dalla gru di una televisione americana.

Perché ha deciso di realizzare un libro fotografico?

Il progetto è nato dopo la mostra all’ex Fabbrica Bertoni di Saluzzo. Lì ho incontrato tanti studenti, alcuni molto preparati, altri non ne sapevano nulla. Penso sia importante alimentare la memoria in questo momento storico perché, a trent’anni dall’abbattimento di quel muro, altri ne sorgono per dividere ed escludere. Ma se quello era un muro ideologico, espressione di due modi contrapposti di intendere la società, quelli odierni sono muri frutto di odio e razzismo, privi di qualsiasi senso.

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Economia

Il M5S riporta sul tavolo del Governo il “salario minimo”, Italia viva invece vuole “rivedere” il Reddito di Cittadinanza

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Sul salario minimo si riparte da zero. Lunedi’ le forze di maggioranza si dovrebbero di nuovo incontrare ma l’intesa e’ lontana, in vista della definizione dell’Agenda di governo 2023. Nell’ultimo tavolo, giovedi’ scorso, la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha riproposto la soglia di nove euro lordi l’ora. Ma Pd, Iv non sarebbero d’accordo. E delle perplessita’ le avanzerebbe anche Leu. Per i dem la strada giusta sarebbe un intervento ‘leggero’ che affidi a una commissione ad hoc la materia, magari sperimentando la misura su singoli settori, quelli che oggi registrano stipendi medi piu’ bassi (edilizia ma anche servizi di vigilanza e pulizia). Italia Viva preferirebbe prendere tempo per aprire un confronto con le parti sociali, nutrendo dubbi anche su un’applicazione ‘pilota’ per attivita’ specifiche. Iv, poi, fa sapere che chiederà di mettere sul tavolo il Reddito di cittadinanza. La senatrice Annamaria Parente sta gia’ lavorando a delle proposte di revisione che auspica “possano diventare riflessione comune a tutte le forze di maggioranza con calma e alla luce di fatti e dati”.

Nunzia Catalfo. Il ministro del Lavoro parla di Salario Minimo ma Iv vuole rivedere il RDC

Il summit di maggioranza dovrebbe essere comunque ad ampio spettro: oltre al salario minimo, tra i temi compaiono anche ammortizzatori sociali, formazione e pensioni. In fatto di uscita flessibile dal lavoro Quota 101 e’ solo l’ultima ipotesi spuntata, citata dalla ministra pentastellata della P.a, Fabiana Dadone, che pure ha confermato la permanenza di Quota 100 fino alla scadenza. Il Reddito di cittadinanza non e’ nell’elenco degli argomenti da affrontare e difficilmente la ministra Catalfo (M5s) potrebbe aprire alle richieste di Pd e Iv. Ma lunedi’ la questione potrebbe tenere banco. Le modifiche considerate piu’ urgenti riguardano la connessione con le politiche attive e il bilanciamento degli importi a favore delle famiglie piu’ numerose. Tornando al salario minimo, prima di ritornare sui nove euro fissi Catalfo aveva messo sul tavolo la possibilita’ di legare la soglia a una percentuale, prendendo come parametro il 70% della mediana delle retribuzioni previste dai contratti. La formula sarebbe pero’ stata scartata per problematiche tecniche. “Continueremo a cercare la soluzione che non spacca le parti sociali e che sappia valorizzare le relazioni industriali”, dice la sottosegretaria al Lavoro, Francesca Puglisi (Pd).

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