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Asteroidi, telescopio FlyeEye nuovo primato per l’Italia

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Il telescopio FlyeEye, che farà da guardiano alla Terra contro la minaccia degli asteroidi piu’ imprevedibili, e’ solo l’ultimo dei primati italiani nello studio dei sassi cosmici: una passione iniziata oltre due secoli fa con l’astronomo Giuseppe Piazzi, scopritore del primo asteroide nel 1801, e continuata poi con le ricerche di Andrea Milani all’Universita’ di Pisa, che hanno portato al primo sistema di monitoraggio poi copiato perfino dalla Nasa. A raccontarlo e’ Ettore Perozzi, dell’ufficio di sorveglianza spaziale dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), a margine della presentazione di FlyeEye negli stabilimenti di OHB Italia a Turate, nel comasco. “FlyEye sara’ installato sul Monte Mufara, in Sicilia, a pochi chilometri dall’osservatorio astronomico di Palermo dove Piazzi osservo’ il primo asteroide: una scelta che in un certo senso rivivifica la tradizione della Sicilia come luogo di scoperta e studio degli asteroidi”, spiega Perozzi. In tempi piu’ recenti, e’ nata sempre in Italia l’idea di monitorare in modo automatico il cielo: “grazie a Milani nel 1999 e’ diventato operativo il sistema NEODyS, capace di calcolare le orbite degli oggetti vicini alla Terra come gli asteroidi per valutarne il rischio di impatto”, ricorda l’esperto.

Dieci anni dopo e’ nato il programma dell’Agenzia spaziale europea ‘Space situational awareness’ e l’Asi ha deciso di valorizzare la ricerca italiana fatta a livello universitario per portarla a sistema: “e’ cosi’ nato il centro di coordinamento degli oggetti vicini alla Terra (Ssa-Neo) presso l’Esrin di Frascati che ha raccolto l’eredita’ di NEODyS”, sottolinea Perozzi. “Oltre che monitorare gli asteroidi, pero’, era necessario anche scoprirli, come hanno iniziato a fare le reti di telescopi statunitensi: oggi l’Europa colma finalmente questa lacuna grazie a FlyEye, uno strumento innovativo frutto dell’innovazione italiana”. L’installazione dello strumento in Sicilia nel 2021 “ci permettera’ di impratichirci nel suo utilizzo, ci saranno sicuramente dei miglioramenti da apportare al prototipo”, continua l’esperto. Intanto “l’Asi si e’ candidata ad accogliere l’enorme flusso di informazioni prodotto dal telescopio nel suo centro di gestione di dati astronomici a Roma, dove gia’ arrivano i dati di moltissimi telescopi orbitanti”.

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Luna, i protagonisti della missione Apollo 11

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I nomi di Neil Armstrong, Michael Collins e Buzz Aldrin sono i piu’ celebri dell’impresa che ha portato l’uomo a camminare sulla Luna, con la missione Apollo 11, ma i protagonisti della missione sono stati in realta’ centinaia. Neil Armstrong, nato il 5 agosto 1930 nell’Ohio e morto il 25 agosto 2012, e’ stato il primo uomo a mettere piede sulla Luna. Ex pilota di jet per la marina militare americana nella guerra di Corea, era ingegnere aeronautico e pilota civile. Era andato per la prima volta nello spazio nel marzo 1966, con la missione Gemini 8. Michael Collins, nato il 31 ottobre 1930 a Roma, ha pilotato il modulo di comando della missione Apollo 11. Selezionato dalla Nasa come astronauta nel 1963, era andato nello spazio per la prima volta nel luglio 1966, con la missione Gemini 10. Buzz Aldrin e’ nato il 20 gennaio 1930 ed e’ stato il secondo uomo a camminare sulla Luna. Dopo aver partecipato alla guerra di Corea, ha ottenuto un dottorato in Astronautica presso il Massachusetts Institute of Technology (Mit). Oltre alla missione Apollo 11, ha partecipato alla Gemini 12 nel novembre 1966, dove ha compiuto anche una passeggiata spaziale. Fra gli altri protagonisti dello sbarco sulla Luna, alcuni sono celebri, come il presidente degli Stati Uniti John Kennedy, che il 25 maggio 1961 aveva annunciato il progetto di portare uomini sulla Luna prima della fine del decennio. Fu pero’ Richard Nixon a vedere il sogno concretizzarsi durante la sua presidenza e la sua firma era accanto a quella degli astronauti, sulla targa che la missione Apollo 11 lascio’ sul suolo lunare. L’allunaggio era stato il realizzarsi di un sogno anche per Werner Von Braun, padre del programma Apollo, cosi’ come quello della sua squadra dell’Agenzia per i missili balistici dell’ esercito e poi del Centro per il volo spaziale Marshall di Huntsville. Hanno avuto un ruolo di primo piano anche ingegneri e tecnici del Kennedy Space Center di Cape Canaveral, la base da cui partirono le missioni Apollo: per loro il programma e il suo finanziamento senza precedenti furono una boccata d’ossigeno, dopo le delusioni per il fallimento di tanti esperimenti. Il programma Apollo coinvolse anche numerose aziende, come Boeing, North American Rockwell, Mc Donnell-Douglas.

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AstroLuca torna fra le stelle, sognando la Luna

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AstroLuca torna per la seconda volta nello spazio con una missione che sa di futuro a partire dal suo nome, Beyond (Oltre), e che guarda molto lontano, verso la Luna e Marte. “Sono un astronauta e ho ancora molti anni da dedicare alla mia attivita’. Credo che non ci sia nulla di male a sognare di andare sulla Luna, e oltre”, dice l’astronauta Luca Parmitano, dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e tenente colonnello dell’Aeronautica Militare. Nella base russa di Baikonur la navetta Soyuz con cui e’ previsto il lancio alle 18,28 del 20 luglio e’ gia’ pronta ad aspettare AstroLuca e i suoi compagni di equipaggio, l’americano Andrew Morgan e il russo Alexander Skvortsov. Tre astronauti di tre nazionalita’ “per un evento di risonanza universale e che ho imparato a conoscere perche’ e’ rimasto nella memoria collettiva”, osserva Luca Parmitano riferendosi alla coincidenza fra il giorno della lancio della sua missione e quello dei 50 anni dello sbarco sulla Luna con la missione Apollo 11. Per AstroLuca la Luna e’ il nuovo sogno, come lo spazio e’ sempre stato il suo sogno di bambino, e la sua nuova missione e’ legata alla Luna a doppio filo, non soltanto per il coincidere delle date.

Luca Parmitano

“Non credo in modo particolare nelle coincidenze o nel destino, ma mi affascinano le simmetrie”, osserva. “Due anni fa – prosegue – con i colleghi abbiamo pensato di inserire nel simbolo della missione Beyond un riferimento all’allunaggio e adesso il cerchio si chiude in un modo che non sarebbe stato possibile immaginare”, aggiunge l’astronauta. Nato 43 anni fa a Paterno’, in provincia di Catania, sette anni dopo lo sbarco sulla Luna, Luca Parmitano racconta di avere vissuto quell’avventura “attraverso la memoria altrui. Me lo ha raccontato Tito Stagno e forse il suo entusiasmo, diventato leggendario qui in Italia, ha contribuito a creare generazioni di sognatori”. Adesso davanti a se’ ha una nuova avventura che durera’ circa 200 giorni, nella quale sara’ il terzo europeo e il primo italiano al comando della Stazione Spaziale Internazionale e nella quale lo attendono nuove passeggiate spaziali che si annunciano tra le piu’ avventurose di sempre, ancora “piu’ complesse di quelle fatte in passato per riparare il telescopio spaziale Hubble”, rileva Parmitano. L’obiettivo e’ riparare l’esperimento internazionale Ams (Alpha Magnetic Spectrometer), che dal maggio 2011 e’ installato all’esterno della Stazione Spaziale per andare a caccia di antimateria e di materia oscura nello spazio e al quale l’Italia contribuisce con la sua agenzia spaziale (Asi) e con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Intensa anche l’attivita’ di ricerca che lo aspetta: accanto agli esperimenti pianificati dall’Esa ci sono i sei progettati dall’Asi e che comprendono test di fisiologia umana, dimostratori tecnologici, attivita’ educative e di osservazione della Terra. Tutti insieme, osserva, “permetteranno di aprire la strada verso la futura esplorazione interplanetaria”.

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Finta applicazione FaceApp infetta vittime con pubblicità

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Approfittando della popolarita’ di FaceApp, l’applicazione che tra le opzioni invecchia anche i volti, e’ stata sviluppata da malintenzionati un’app ‘fake’, una imitazione, che infetta le vittime facendo visualizzare pubblicita’ indesiderata. L’hanno scoperta i ricercatori di Kaspersky. “Una volta che l’applicazione viene scaricata da fonti non ufficiali e installata – spiegano – simula un guasto e questa e’ successivamente rimossa. In seguito, un modulo malevolo dell’applicazione rimane nascosto nel dispositivo dell’utente, facendo visualizzare annunci pubblicitari”. La versione finta di FaceApp infetta i dispositivi delle vittime con un ‘adware’ (virus progettato per lanciare messaggi pubblicitari sul display) denominato MobiDash. Secondo i dati di Kaspersky, circa 500 utenti unici hanno riscontrato questo problema negli ultimi due giorni, mentre la prima rilevazione del modulo adware e’ datata 7 luglio. Sono stati identificate quasi 800 diverse modifiche ai moduli. “Le persone dietro MobiDash spesso nascondono i propri moduli adware dietro ad applicazioni e servizi noti. Cio’ vuol dire che le attivita’ delle versioni fake di FaceApp potrebbero intensificarsi, considerando che hanno colpito centinaia di utenti in due soli giorni. Raccomandiamo agli utenti di non scaricare applicazioni da fonti non ufficiali e di installare soluzioni di sicurezza sui propri dispositivi per evitare qualsiasi danno”, commenta Igor Golovin, Security Researcher di Kaspersy.

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