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Lavoro

Assunti 797 infermieri negli ospedali napoletani

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Alla Mostra d’Oltremare di Napoli sono state completate le procedure amministrative per l’assunzione a tempo indeterminato in Campania di 797 infermieri che hanno superato il concorso bandito dall’azienda ospedaliera Cardarelli e che prendono servizio nelle strutture delle Asl di Napoli, al Pascale e al Policlinico Federico II. In particolare, 567 infermieri sono stati assegnati all’Asl Napoli 1, 70 all’Asl Napoli 2, 130 all’Asl Napoli 3, 20 al Pascale e 10 al Policlinico Federico II. “Si tratta del primo blocco – ha dichiarato il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca – delle 7.600 assunzioni che stanno per partire nella sanità campana grazie al via libera avuto con l’uscita dal commissariamento. Una vera e propria rivoluzione in atto”. “Una giornata bellissima. Vedere tanti giovani mi riempie di fiducia per il futuro”. “Voi – rivolgendosi ai vincitori del concorso – potete testimoniare che avete trovato lavoro senza dover piegare testa davanti a nessun padrone politico”.

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Economia

Catalfo, stop ai licenziamenti e bonus anche alle colf

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Piu’ risorse per aiutare le famiglie, i lavoratori e le imprese, con un pacchetto di oltre 20 miliardi per il capitolo lavoro, la proroga del blocco dei licenziamenti per altri tre mesi ed un bonus anche per colf e badanti, da 400 a 600 euro: la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, assicura l’impegno del governo che “sta facendo tutto il possibile” per sostenere “tutte le categorie” colpite dall’emergenza Covid. Lo fa nella giornata del Primo maggio, che dedica “alle lavoratrici ed ai lavoratori che ci hanno permesso di affrontare l’emergenza”, perche’ in prima linea. Nel prossimo decreto vedra’ la luce anche il Reddito di emergenza come misura temporanea “per due o tre mesi”, da 400 euro per un single a 800 euro per una famiglia, che, spiega la ministra, sara’ possibile sommare con il Reddito di cittadinanza fino alla soglia del Rem. Un Primo maggio segnato dalla pandemia e celebrato dai sindacati in una maniera che non poteva che essere insolita, senza piazze e manifestazioni, ne’ cortei. In formato tv e social. Ma con un messaggio piu’ che mai univoco. “Il lavoro in sicurezza: per costruire il futuro”, lo slogan scelto da Cgil, Cisl e Uil, che punta sulle due leve da cui ripartire e che viene accompagnato da un appello.

“Dobbiamo mettere in sicurezza il Paese, in sicurezza sanitaria ed economica” e quindi “abbiamo bisogno di un grande patto sociale”, dice la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. Bisogna costruire “un nuovo modello di sviluppo”, sottolinea il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, secondo cui “e’ necessario gia’ dalla prossima settimana discutere del progetto di rilancio del nostro Paese”. Una linea sostenuta anche dal numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo, che pure chiede “un patto per il Paese e per l’Europa, tra le imprese ed i lavoratori, che ci permetta, insieme, di rilanciare la nostra economia e la nostra societa’”. Un appello anche in vista della fase due e delle riaperture: “Abbiamo fatto un protocollo per cui si lavora solo se ci sono le condizioni di sicurezza. Oggi e’ il momento della responsabilita’”, ammonisce Landini.

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Disoccupazione giù a febbraio, più lavoro per i giovani…poi è arrivato il virus

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La disoccupazione che cala, seppur di poco, e piu’ giovani con un posto in tasca. Spiragli. Accadeva a febbraio, quando l’impatto economico del Coronavirus ancora non era tangibile. La fotografia scattata dall’Istat sul mercato del lavoro coglie, infatti, la “fase immediatamente precedente all’emergenza sanitaria”, si premura di chiarire l’Istituto di statistica. Ecco che le cifre che vedono la disoccupazione al 9,7% e 35 mila under25 impiegati in piu’ in un mese sono destinate solo a tracciare un confine, dietro il qualche non ci potra’ che essere un crollo. Tutto da stimare e non senza difficolta’, visto che la raccolta dei dati in alcuni casi (per esempio la fiducia) diventa impossibile. Tornando a febbraio, dopo due mesi di forte calo delle posizioni lavorative quella che l’Istat definisce una stanziale stabilita’ fa tirare un sospiro di sollievo ma il saldo su gennaio e’ comunque negativo (-10 mila) e non alleggerisce le perdite di gennaio e dicembre. La riduzione registrata nel trimestre dell’occupazione risulta “evidente” (-89 mila posti). C’e’, poi, da segnalare la ripresa del precariato a fonte della flessione del contratti fissi. I tempi determinati crescono e toccano quota 3 milioni e 106 mila, mentre gli indeterminati scendono di 20 mila. Intanto prosegue l’emorragia, con un nuovo minimo storico, tra gli autonomi, categoria che con tutta probabilita’ subira’ pesantemente gli effetti dell’epidemia. Anche se il lavoro indipendente in Italia conta ancora 5 milioni e 216 mila affiliati su un totale di 23 milioni e 262 mila occupati. Quanto a chi un posto lo cerca, non solo il tasso si riduce di un decimo di punto ma anche il numero delle persone a caccia di un impiego cala di 18 mila unita’. Solo che contemporaneamente salgono gli inattivi, quelli che sono fuori dal mercato. Un piccolo rialzo, 12 mila in un mese, che lascia invariata la quota, ma che sembra suggerire uno stallo. Non a caso il confronto annuo sui numeri dell’occupazione non mostra il segno piu’. Ma chi vince e chi perde a febbraio? Sicuramente il vento e’ girato a favore delle donne: 18 mila in piu’ a lavoro su gennaio, contro un calo di 22 mila per gli uomini. C’e’ pero’ da capire, e lo testimonieranno solo i dati trimestrali, se la crescita dell’occupazione femminile si esaurisca nel part time, il cui ricorso non ha fatto che aumentare negli ultimi tempi. Il quadro e’ in miglioramento per i giovani, gli inattivi under25 calano in modo deciso, ma la disoccupazione non si schioda dal 29,6%. In Ue, dove il tasso generale torna ai livelli pre-crisi 2008, continuano a far peggio solo Spagna e Grecia.

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Coronavirus, c’è fame di medici per combattere il male: Anaao chiede di sbloccare le assunzioni di specializzandi

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Sbloccare, con un intervento legislativo e ministeriale, le assunzioni dei medici specializzandi, in modo che possano lavorare come dipendenti accanto ai medici lombardi. A lanciare l’appello e’ Stefano Magnone, segretario generale di Anaao-Assomed (Associazione dei medici dirigenti) Lombardia. “Dopo 4 settimane di emergenza Covid-19 – rileva in una nota – gli ospedali delle zone piu’ colpite della Lombardia, quali Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, sono allo stremo delle forze in termini di personale, e di posti letto in terapia intensiva, e la soluzione di allestire ospedali da campo nelle citta’ non e’ praticabile”. Non e’ pensabile, secondo Magnone, “che le aziende sanitarie possano trovare ulteriori forze da mettere a disposizione delle nuove strutture di emergenza che si stanno progettando. I professionisti per questi nuovi ospedali certamente non possono provenire dagli ospedali lombardi”. Il segretario di Anaao-Assomed Lombardia dice che si ha notizia di diversi “specializzandi che vorrebbero venire a lavorare in Lombardia da altre regioni, ma cio’ non e’ consentito dalla legge – continua – In tempi di guerra non si ragiona come in tempi di pace: ci sono giovani medici che vorrebbero lavorare con noi e non gli e’ concesso. Questo e’ inaccettabile”. Secondo il decreto del 9 marzo infatti, per gli specializzandi e’ prevista solo l’assunzione come liberi professionisti e “solo con il placet del consiglio della scuola, quest’ultimo non dovuto, se assunti con contratto atipico – conclude – Il nostro appello e’ forte e preciso: e’ necessario un intervento che sblocchi le assunzioni degli specializzandi, in modo che possano lavorare come dipendenti accanto ai medici lombardi, dove l’emergenza richiede maggiormente la loro presenza”.

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