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Asse Parigi-Berlino per Mes light ma cercano una intesa con l’Italia

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Asse Parigi-Berlino su una versione light del Meccanismo europeo di stabilita’ per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Ma l’Italia dice no: la risposta adeguata, insiste il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, non puo’ che passare per l’emissione comune di bond europei. In vista dell’Eurogruppo di martedi’ i ministri Le Maire e Scholz si presenteranno con una posizione comune, che appoggia tutte le misure a breve termine, incluso l’utilizzo del Mes con condizionalita’ molto alleggerite. Una posizione cui pero’ continua a opporsi Roma perche’, e’ il ragionamento ripetuto dal governo italiano, il Mes resta “uno strumento inadeguato a gestire questa crisi” e potrebbe essere sfruttato solo cambiando completamente pelle e diventando un fondo per la lotta alla pandemia, senza condizionalita’, mantenendo dello schema attuale, di fatto, “solo il nome”. In giornata la Commissione aveva cercato di diversificare il dibattito, allontanandolo dalla battaglia anche ideologica sui Coronabond contro il Mes, invitando a parlare delle altre opzioni sul tavolo. “Ce ne sono molte in preparazione” aveva detto il vicepresidente della Commissione Ue responsabile dell’economia, Valdis Dombrovskis, cercando di attirare l’attenzione sugli strumenti operativi da subito per arginare le perdite. Dagli aiuti di Stato allentati, estesi proprio oggi fino a fine anno, al nuovo piano da 200 miliardi per le imprese della Banca europea degli investimenti. L’Eurogruppo di martedi’ avra’ un’agenda molto ricca. L’Europa aggiunge munizioni all’arsenale con cadenza quasi quotidiana, per rendere la risposta economica il piu’ potente possibile. E anche per dare l’immagine di un’Unione d’accordo quasi su tutto. Oltre alla Bei, che portera’ al tavolo la creazione di un fondo di garanzia di 25 miliardi per offrire alle imprese europee liquidita’ per investimenti, c’e’ poi il Sure, lo schema da 100 miliardi che la Commissione Ue ha messo in campo per rimpolpare la cassa integrazione dei 27, e il re-indirizzamento dei fondi strutturali. A tutto questo, l’Eurogruppo dara’ il suo ok senza riserve. Ma quando si arrivera’ a discutere del post-crisi, cioe’ di come – e se – ne usciranno le economie e i conti dei Paesi piu’ in difficolta’, la discussione si animera’. Il lavoro preparatorio fatto dagli sherpa dei ministri e’ avanzato su un solo punto: il Meccanismo europeo di stabilita’. Questo perche’ il Mes e’ l’unico strumento ufficialmente sul tavolo fin dal primo momento, visto che e’ l’arma europea contro gli shock economici, l’unica che puo’ intervenire finanziariamente quando un Paese entra in difficolta’ e non riesce a fare fronte ai pagamenti. Vista l’esperienza della Grecia e degli altri salvataggi, in queste settimane di negoziati e contatti tutti i 19 sono almeno d’accordo ad alleggerire le condizioni per ottenere gli aiuti. “Non ci devono essere assurde condizionalita’ e non ci sara’ nessuna troika nel Paese”, assicura il ministro dell’economia tedesco Olaf Scholz, descrivendo il lavoro che si fa in queste ore. L’idea e’ di avere un solo tipo di condizionalita’, uguale per tutti, che leghi l’utilizzo degli aiuti all’emergenza, quindi sufficientemente vaga da non esporre le debolezze di nessun Paese. La Francia si allinea alla Germania sul Mes, ma non rinuncia al ruolo di mediazione tra il Nord e il Sud. Sul tavolo dell’Eurogruppo ci sara’ quindi anche la proposta francese di dare vita a un fondo temporaneo, gestito dalla Commissione Ue, che emetta bond sul mercato con garanzie comuni. Parigi e’ infatti convita che, anche se tutti accettassero politicamente l’idea degli eurobond, non sara’ mai un’operazione di breve termine. Il direttore generale del Mes, Klaus Regling, ricorda che per dare vita ad uno strumento del genere servirebbero dai 7 mesi a un anno. Ma l’economia, soprattutto di chi è piu’ malmesso, non puo’ aspettare cosi’ tanto. Chi e’ contrario al Mes, Italia in testa, lo e’ anche perche’ non lo ritiene sufficiente: un prestito pari al 2% del Pil del proprio Paese non basta a rilanciare l’economia. Ma per tutto il resto, c’e’ la Bce: l’attivazione del Mes e’ il prerequisito che consentirebbe alla Bce di tirare fuori il suo bazooka, cioe’ l’Omt. Le consentirebbe di acquistare titoli di Stato in quantita’ illimitata, di fatto azzerando il rischio sul debito.

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Camera e Senato si fanno il loro Covid-center, e la casta non bada a spese

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La situazione Covid nel Paese è buona. La paura per i 33mila e passa morti resta però sullo sfondo. Così nei palazzi del potere romano, la Camera e il Senato, le due case del nostro Legislatore, hanno deciso di fare qualcosa contro il  virus. Non per gli italiani. No, peer loro. Non parliamo dell’oggi, non parliamo del distanziamento sociale, delle questioni organizzative a Montecitorio e Palazzo Madama o dei controlli sierologici a tappeto per i 900 e passa parlamentari, oltre che dei loro collaboratori.
No, Montecitorio e Palazzo Madama hanno deciso di realizzare un ospedale multispecialistico interno con i migliori medici, le migliori apparecchiature, riservato ai loro inquilini. E hanno già messo a disposizione una cifra da  spendere: 5 milioni di euro per reclutare il personale sanitario. Il meglio per l’assistenza contro ogni rischio futuro. Coronavirus o altro. Il virus ha messo paura al Parlamento. E il motore principale della democrazia per troppi giorni ha funzionato a scartamento ridottissimo solo sulla base della paura del contagio.
Ecco, le contromisure di oggi per evitare il contagio, a partire dalla logistica, sono ottima ma non bastano più. Alla  Camera ora ci sono postazioni di voto più larghe,  accessi quasi zero per estranei e termoscanner.
Al Senato gel disinfettante, guanti, mascherine,  esami con tamponi e i test sierologici (quelli che con tanta difficoltà sono accessibili ai cittadini comuni), affidati all’ Istituto di microbiologia del Gemelli.  Per il futuro, anche per un eventuale ondata autunnale del covid 19, “presso la Camera e il Senato della Repubblica” è stato deciso che “venga allestito un Servizio di assistenza medica e infermieristica” ad hoc per la gestione delle emergenze sanitarie.
Come? “Assumendo un numero stabile di medici specializzati” in cardiologia e in medicina di urgenza e emergenza, oltre che anestesisti e rianimatori. Ma sarà garantito anche un certo numero di infermieri e di servizi accessori in regime ambulatoriale. Insomma, non i covid center inutili realizzati a Milano, ad Ancona o a Napoli, ma un ospedale di eccellenza con personale di eccellenza nel cuore del potere romano. Insomma Camera e Senato vogliono spendere ma vogliono farlo bene. Non i covid center inutilizzati di Milano, Ancona o a Napoli, dove sono stati spesi decine di milioni di euro per allestire sale di terapia intensiva avveniristiche senza avere però personale (e manco pazienti) per farle funzionare.  Il bando comune di Camera e Senato già pubblicato specifica anche che “il prezzo non è il solo criterio di aggiudicazione”. No, sarà assunto chi ha titoli tecnici e professionali eccezionali.Non si baderà allo stipendio o alla collaborazione. Si pensa a luminari della sanità per “un Dipartimento d’emergenza e accettazione (Dea) di primo o secondo livello pienamente operativo”.

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Baci, abbracci, strette di mano, selfie e niente mascherine: al Cis di Nola va in scena il festival dell’illegalitò con Salvini

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Chi è il signore che detta la ricetta economica a Matteo Salvini? Chi è quest’uomo dai modi un po’ ruspanti che  spiega al leader della Lega come rilanciare l’economia italiana dopo la pandemia sanitaria? È un ex ambulante che poi si è arricchito e oggi vende abbigliamento. Oggi ha cento negozi, una famiglia intera che lo segue nelle sue avventure economiche e qualche capitombolo alle spalle recuperato con qualche concordato come da leggi della Repubblica italiana. È un signore che diversifica i suoi investimenti. E da come annuisce Salvini, che è andato  a trovarlo nei suoi sterminati depositi debordanti di merce del Cis di Nola, questo novello economista all’amatriciana è stato convincente su flat tax (lui la spiega in altro modo ma si capisce lo stesso) e sui prestiti a fondo perduto.

Ad accompagnare Matteo Salvini nella sua visita nella zona vesuviana c’era Vincenzo Catapano, sindaco di San Giuseppe Vesuviano. Il primo sindaco di un centro importante del Sud a passare sotto le insegne di Alberto da Giussano. A guardare i video della visita e le foto (anche le foto) ci sarebbe da ricordare a Salvini, al sindaco di San Giuseppe Vesuviano, all’imprenditore economista all’amatriciana e a tutti quelli che hanno scelto di pubblicare sui social questo rendez vous che in Campania la mascherina è obbligatoria, che c’è una ordinanza regionale in tal senso e che i dispositivi di protezione personale hanno finora consentito di tenere basso il livello del contagio da Covid 19. Bene, senza cattiveria, sarebbe il caso che qualcuno cominciasse a far rispettare le regole a tutti. Perchè le regole sono efficaci quando sono valide erga omnes, altrimenti vengono viste come uno sghiribizzo personale di De Luca. Catapano, poi, dovrebbe avere ancora più attenzione per il pericolo contagio già che è stato già contagiato dal covid 19 e dopo la guarigione dovrebbe stare attento. Va bene tutto della visita del leader della Lega, ma occorre ribadire che certi uomini e donne pubblici devono dare l’esempio. Distanze di sicurezza. Obbligo di mascherina dove c’è. Guanti quando si è in luoghi chiusi. Niente strette di mano a tutti. Niente baci e abbracci. E niente selfie a go go. Questo lo diciamo non per il piacere di infastidire Salvini o altri ma perchè sono regole regionali, regole sanitarie e buone pratiche quotidiane.

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Azzolina, è legge il decreto sulla scuola: ora linee guida per settembre

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È legge il decreto sulla scuola che disciplina gli Esami di Stato conclusivi del I e del II ciclo di istruzione, la valutazione finale degli alunni, la conclusione dell’anno scolastico 2019/2020 e l’avvio del 2020/2021, le procedure concorsuali straordinarie per la Scuola secondaria di I e II grado. “E’ un provvedimento nato in piena emergenza che consente di chiudere regolarmente l’anno scolastico. Ora definiamo le linee guida per settembre, per riportare gli studenti a scuola in presenza e in sicurezza”, dice Azzolina.   L’aula della Camera ha approvato con 245 voti a favore il decreto sulla scuola. I contrari sono stato 122.  Il decreto, che era stato approvato al Senato il 28 maggio scorso, ha ricevuto oggi il via libera definitivo dalla Camera dei Deputati. “Il testo e’ stato migliorato durante l’iter parlamentare grazie al lavoro responsabile della maggioranza di governo. Con l’obiettivo di mettere al centro gli studenti e garantire qualita’ dell’istruzione”, ha spiegato la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina.

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