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Arrestato il bombarolo di Arzano, costruiva ordigni per far saltare in aria case: a casa sua un arsenale e un Corano

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Il bombarolo di Arzano che fabbricava ordigni e leggeva libri di Hitler ha evitato una strage di carabinieri

L’8 luglio scorso aveva fatto quasi saltare un’intera palazzina ad Arzano. Questa mattina i carabinieri hanno arrestato O.C., un 23enne residente nella stessa cittadina, con l’accusa di fabbricazione e detenzione illegale di ordigni esplosivi e crollo di costruzioni.  L’indagine dei carabinieri della Tenenza di Arzano  è coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord.

Le attività investigative, condotte con l’ausilio degli artificieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale Carabinieri di Napoli e della Sezione Rilievi della Compagnia Carabinieri di Casoria, hanno avuto inizio in seguito all’esplosione avvenuta lo scorso mese di luglio, in uno stabile ubicato in Arzano alla via Atellana che cagionava danni strutturali a due appartamenti attigui tali da rendere necessaria l’evacuazione precauzionale dell’intero palazzo.


Le indagini, svolte grazie anche alle dichiarazioni rese da persone informate sui fatti, consentivano di raccogliere un grave quadro indiziario nei confronti dell’indagato nella cui abitazione sono stati rinvenuti numerosi ordigni artigianali di elevatissimo potenziale che venivano realizzati in condizioni di assoluta precarietà per unione di componenti chimici estremamente instabili, quindi, pericolosi. L’arrestato è O.C., conosciuto nella cittadina di Arzano. Molto attivo sui social dove postava foto che lo mostrano mentre imbraccia e si mette in posa con dei fucili mitragliatori d’assalto. sembrano degli Ak 47. A casa i carabinieri nel corso delle perquisizioni hanno trovato e sequestro 28 ordigni già preparati e pronti all’uso. Tutti fabbricati con componenti chimici e in forma di gel. Forse il 23enne bombarolo si dilettava a costruire queste bombe usando le istruzioni che si reperiscono sul web, soprattutto su siti jihadsiti. Non c’è alcuna conferma in ambienti investigativi, ma pare che a casa di questo svitato criminale ci fosse anche un Corano.  Inchiesta non è conclusa, anzi è solo all’inizio. I carabinieri vogliono capire a chi servivano quegli ordigni. Se li fabbricava per qualcuno. Dove sono le armi con cui spesso si è fatto ritrarre. E poi se ha dei complici, com’è ovvio che sia.

 

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Il Soccorso Alpino compie 65 anni: tratte in salvo più di 150 mila persone

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Compie 65 anni il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS): era infatti il 12 dicembre 1954  quando il Consiglio Centrale del Club Alpino Italiano decideva la sua costituzione. Per la prima nasceva volta un’organizzazione strutturata a livello nazionale per istituzionalizzare le forme di aiuto e solidarietà da sempre presenti nelle comunità di montagna. Certo si trattava di un’organizzazione pionieristica che via via è diventata il punto di riferimento a livello nazionale per il soccorso in montagna o comunque in ambiente impervio.

Oggi il Soccorso Alpino e Speleologico è una realtà presente su tutto il territorio nazionale: conta quasi 7mila tecnici, donne e uomini che dedicano il loro tempo, dopo una complessa formazione, per essere sempre pronti a intervenire, giorno e notte, 365 giorni all’anno.
Con questo impegno severo che si è sviluppato di anno in anno, sino ad oggi, il CNSAS dalla fondazione ha alla fine 169.836 missioni di soccorso traendo in salvo o recuperando 186.564 persone, di cui 58.820 illesi che si trovavano in imminente pericolo di vita o in forte difficoltà tecnica, 109.891 feriti con vari codici di gravità, 15.711 persone decedute e ricercando 2.051 persone disperse, questo fino al 31 dicembre 2018.

Agli operatori del Soccorso Alpino gli auguri più sentiti della redazione di Juorno.it

 

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Assenteista all’Azienda sanitaria provinciale, arrestato il sindaco di Scalea Gennaro Licursi

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Si assentava arbitrariamente dal suo posto di lavoro all’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, attestando anche falsamente di essere in missione. E’ l’accusa con la quale la Guardia di finanza ha arrestato, con l’accusa di truffa aggravata, il sindaco di Scalea, Gennaro Licursi, e sospeso tre dipendenti dell’Asp che sarebbero stati complici delle presunte condotte illecite del primo cittadino, coprendolo per le sue assenze. L’inchiesta che ha portato all’arresto di Licursi, denominata “Ghost work”, e’ stata condotta dalla Procura della Repubblica di Paola, diretta da Pierpaolo Bruni. L’arresto e’ stato fatto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Paola su richiesta dello stesso procuratore Bruni e del sostituto procuratore Maurizio De Franchis. Il sindaco di Scalea, responsabile delle Guardie mediche nel distretto del Tirreno, secondo l’accusa, attestava falsamente di essere in servizio ma in realta’ trascorreva ore al bar insieme ad amici e conoscenti. Licursi, con le sue condotte illecite, ha accumulato 650 ore di assenze ingiustificate dal posto di lavoro. Il procuratore Bruni, in conferenza stampa, ha parlato di “quadro indiziario particolarmente grave” a carico del sindaco e delle persone che ne coprivano le assenze arbitrarie dal servizio. Licursi, dopo avere timbrato il “cartellino”, lasciava l’ufficio e si dedicava allo svolgimento di attivita’ quotidiane di natura personale.

Gennaro Licursi. Sindaco di Scalea

Il sindaco, sempre secondo l’accusa, attestava falsamente di essersi recato in “missione” per conto dell’ufficio, occupandosi, anche in questo caso, di questioni non attinenti al servizio. “Attraverso pedinamenti, osservazioni e riprese fotografiche ha detto Bruni – abbiamo accertato che Licursi, anziche’ trattenersi in ufficio o recarsi in missione, si occupava di sue faccende personali”. Le presunte condotte illecite di Licursi sono state accertate attraverso le immagini riprese con telecamere nascoste e con il sequestro di una corposa documentazione amministrativa. Il quadro che ne e’ emerso ha fatto rilevare, secondo l’accusa, la “marcata disinvoltura con la quale gli indagati hanno agito e reso necessaria l’emanazione del provvedimento cautelare eseguito oggi”. Nell’ambito della stessa inchiesta il Gip, sempre su richiesta della Procura di Paola, ha disposto il sequestro per equivalente di beni riconducibili agli indagati per un valore di 12 mila euro.

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Strage di Piazza Fontana, Mattarella: cinici depistaggi di Stato

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Cinquant’anni di storia, di dolore, di processi e depistaggi – da quel 12 dicembre del ’69 in cui una bomba di matrice neofascista causo’ 17 morti e oltre 80 feriti in piazza Fontana – sono risuonati negli interventi nella sala del Consiglio comunale di Milano durante la commemorazione del 50/o anniversario dell’eccidio, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il capo dello Stato ha voluto esserci perche’ “l’identita’ della Repubblica e’ segnata dai morti e dai feriti della Banca Nazionale dell’Agricoltura”. Per Mattarella, infatti, quell’ordigno fu “uno strappo lacerante; recato alla pacifica vita di una comunita’ e di una Nazione, orgogliose di essersi lasciate alle spalle le mostruosita’ della guerra, gli orrori del regime fascista, prolungatisi fino alla repubblica di Salo’, le difficolta’ della ricostruzione morale e materiale del Paese”. E, avverte il presidente, “il trascorrere del tempo non colloca tra gli eventi vecchi e da rimuovere l’attacco alla democrazia portato in quegli anni: non commetteremo l’errore di pensare che siano questioni relegate a un passato piu’ o meno remoto”. Sono stati anni durante i quali “l’attivita’ depistatoria di una parte di strutture dello Stato” e’ stata “doppiamente colpevole”. Si tratto’ di “un cinico disegno, nutrito di collegamenti internazionali a reti eversive” che “venne sconfitto”, in quanto “la Repubblica e’ stata piu’ forte degli attacchi contro il popolo italiano”.

Mattarella associa alla memoria delle vittime della strage l’anarchico Giuseppe Pinelli, morto precipitando dalla questura alcuni giorni dopo, e il commissario Luigi Calabresi a cui una campagna di stampa attribui’ la morte del ferroviere libertario e che fu ucciso nel ’72, secondo sentenza definitiva, da un gruppo di Lotta Continua. Prima aveva incontrato le vedove di Pinelli, Licia (“oggi siamo a una svolta”, ha commentato), e quella di Calabresi, Gemma, sulla scia di quanto fece il suo predecessore, Giorgio Napolitano, davanti al quale si incontrarono per la prima volta nel 2009. “Nel momento in cui facciamo memoria delle vittime di piazza Fontana, e, con loro di Giuseppe Pinelli, del commissario Luigi Calabresi, sappiamo di dover chiamare le espressioni politiche e sociali del Paese, gli uomini di cultura, l’intera societa’ civile, a un impegno comune: scongiurare che si possano rinnovare in Italia le fratture terribili in cui si inserirono criminalmente quei fatti”. Attenzione, e’ il monito del presidente, a “disinvolte manipolazioni strumentali del passato, persistenti riscritture di avvenimenti, tentazioni revisioniste alimentano interpretazioni oscure entro le quali si pretende di attingere versioni a uso settario, nel tentativo di convalidare, a posteriori, scelte di schieramento, opinioni di ieri”. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala fa eco al presidente quando annovera Pinelli, Pietro Valpreda, il ballerino anarchico arrestato per la strage e scagionato dopo anni di carcere, e Calabresi tra le vittime di quella scia di sangue scaturita da Piazza Fontana. “Penso che chi come me rappresenta la comunita’ milanese, debba scusarsi con Pietro Valpreda e Giuseppe Pinelli, per la loro persecuzione.

Un sentimento di grata memoria che vale anche per il commissario Luigi Calabresi, un servitore dello Stato che fu ucciso dopo una campagna d’odio aggressiva”. I nomi di Pinelli e Valpreda anche a conclusione del corteo davanti alla Banca Nazionale dell’Agricoltura (le luminarie natalizie sono rimaste spente in segno di rispetto). Li ha citati la presidente dell’Anpi, Carla Nespolo. “Quando giunse la notizia di Pinelli, non credemmo al suicidio”, ha detto nel suo discorso e subito dalla piazza si e’ levato un applauso, che si e’ ripetuto quando Nespolo ha ricordato ancora “gli innocenti Pinelli e Pietro Valpreda”.

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