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Apple irritala Cina: “Siete complici dei ribelli a Hong Kong”

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Apple irrita la Cina su Hong Kong. La Casa di Cupertino e’ finita nella bufera per la app HKmap.live, disponibile nell’ex colonia, che consente di tracciare le attivita’ della polizia: una funzione sensibile nel mezzo delle proteste pro-democrazia che da quattro mesi stanno scuotendo la citta’. A rimarcare il disappunto e’ sceso in campo il Quotidiano del Popolo, ‘voce’ del Partito comunista cinese, che in un commento al vetriolo ha obiettato che “l’approvazione di Apple alla app ovviamente aiuta i ribelli. Questo significa che intendeva essere complice dei rivoltosi?”. Naturalmente, in questo caso Apple subirebbe le conseguenze della sua decisione “imprudente e sconsiderata”. La societa’ californiana e’ cosi’ l’ultimo bersaglio straniero a cadere nel mirino di Pechino, tra le maglie della censura o nei giudizi spietati dei ‘netizen’, dopo la maison del lusso Tiffany e gli irriguardosi cartoon di South Park. E soprattutto la Nba, la Lega del basket a stelle e strisce, che ha visto oggi cancellare l’evento promozionale della serata a Shanghai, tra la partita esibizione e l’incontro con i fan cinesi, alla vigilia della partita tra i Brooklyn Nets e i Los Angeles Lakers che dovrebbe essere depennata. “Alla luce dei commenti inappropriati fatti del general manager degli Houston Rockets, Daryl Morey (su twitter quest’ultimo ha scritto “Lotta per liberta’. Schierati con Hong Kong”, ndr) e delle inappropriate dichiarazioni del Commissioner della Nba, Adam Silver, l’interazione con i fan di Nba2019 e’ stata cancellata”, ha reso noto la Federazione sportiva di Shanghai. I media cinesi hanno attaccato il “voltafaccia” di Silver, che prima ha definito il tweet incriminato “spiacevole” e poi ha insistito che la Lega non si sarebbe scusata, sostenendo “la liberta’ di espressione”. Il Global Times, tabloid del Quotidiano del Popolo, ha stimato in via prudenziale in 1,2 miliardi di dollari i ricavi generati in Cina dalla Nba, il 10% del totale: la mancanza significherebbe 20 milioni in meno ai club e un taglio del 20% ai compensi dei giocatori. Un messaggio chiaro, come quello inviato a Apple. Gli utenti di HKmap.live condividono informazioni sulla localizzazione di mezzi della polizia, agenti e incidenti con feriti: “Incita ai comportamenti illegali”, ha osservato il Quotidiano del Popolo. “Non e’ Apple preoccupata di danneggiare la sua reputazione e di colpire i sentimenti dei suoi clienti?” La societa’ della Mela, in un primo momento, l’aveva rifiutata cambiando poi posizione venerdi’, prima di renderla disponibile sabato da iOS App Store. Il commento del quotidiano del Pcc, rilanciato dagli altri media statali, e’ a firma “Bolan Ping”, pseudonimo dal significato “calmare le onde”, che e’ apparso di recente per trattare le vicende dell’ex colonia britannica. “Chiunque abbia coscienza e giustizia dovrebbe resistere e opporsi, invece di supportare e assecondare tali azioni”, ha detto sul caso il portavoce del ministro degli Esteri, Geng Shuang, a ridosso del round negoziale Usa-Cina sul commercio. Se ci saranno serie conseguenze su Apple in Cina e’ presto per dirlo: il Dragone e’ il suo secondo mercato dopo quello Usa, anche se le vendite nel trimestre a giugno sono calate del 4%, meno di oltre il -25% del primo semestre fiscale. E gran parte di iPhone e tablet sono assemblati in Cina, in impianti che danno lavoro a centinaia di migliaia di persone.

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Paziente in codice rosso trattato con scarsa professionalità al San Giovanni Bosco di Napoli, le autorità sanitarie: il video su FB è senza fondamenti

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Si è conclusa in tempi rapidissimi l’indagine interna avviata dal direttore generale Ciro Verdoliva per accertare quanto accaduto al P.O. San Giovanni Bosco stando alla denuncia web del familiare di un paziente. L’uomo aveva postato un video nel quale parlava di una paziente in codice rosso presa in carico dal medico del pronto soccorso nell’indifferenza di altri infermieri. Denigrando, senza mezzi termini, il personale e chiedendo addirittura la chiusura del presidio. Il video era stato prontamente ripreso e rilanciato da molti quotidiani. “I nostri ispettori intervenuti già sabato sera – spiega Ciro Verdoliva – hanno portato avanti un’indagine approfondita che dimostra senza ombra di dubbio che la denuncia fatta su Facebook non ha alcun fondamento. Resta purtroppo nell’immaginario di molti utenti l’idea di un ospedale pericoloso e privo di professionalità. Un torto ai medici, agli infermieri, agli operatori socio sanitario ed al personale tecnico e amministrativo, donne e uomini che ce la stanno mettendo tutta per dimostrare la professionalità e riscattare l’immagine del presidio e dell’Azienda.”.

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In Italia gli apolidi sono 732, ma 15 mila “invisibili”

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In Italia sono 732 gli apolidi riconosciuti ma la stima delle presenze reali, proprio per la difficoltà di individuarli, oscilla tra le 3000 e le 15 mila persone, provenienti per lo più dalla ex Jugoslavia e arrivate nel nostro Paese quando erano molto giovani oppure nate qui. Ma soprattutto ci vuole tantissimo tempo per ottenere questo status in Italia: è il caso di Dari, 28 anni, che l’ha avuto dopo ben 13 anni di attesa. E’ quanto emerge dal nuovo report dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) dal titolo “L’impatto dell’apolidia sull’accesso ai diritti umani in Italia, Portogallo e Spagna”. In Portogallo sono 553 le persone riconosciute, molte delle quali originarie delle ex colonie, nate e cresciute in Portogallo. In Spagna tra il 2001 ed il 2016 sono state 3.594 le persone riconosciute apolidi, solitamente di origine Saharawi, migrate nel paese. Si tratta di una condizione, denuncia l’Unhcr, che viola i diritti umani e riguarda almeno 3,9 milioni apolidi noti nel mondo, ma si stima che il numero reale sia molto piu’ elevato, attorno ai 10 milioni, anche perchè le statistiche sull’apolidia sono disponibili solo per un terzo degli Stati a livello globale. Sono persone che non hanno accesso ai diritti fondamentali: non possono andare a scuola, essere visitati da un medico, avere un lavoro, aprire un conto in banca, comprare una casa e nemmeno sposarsi.

Questo perche’ l’apolide non viene considerato cittadino da nessuno Stato e, di conseguenza, non viene riconosciuto il diritto fondamentale alla nazionalita’, ne’ assicurato il godimento dei diritti ad essa correlati contribuendo cosi’ a rendere invisibili individui e intere comunita’ e a emarginarli dal resto della societa’. Queste difficolta’ emergono nel Report realizzato dall’Ufficio Regionale dell’Unhcr per il Sud Europa che sara’ presentato nel pomeriggio alla Casa del Cinema di Villa Borghese a Roma nell’ambito di un’iniziativa aperta al pubblico per il quinto anniversario della campagna globale #IBelong dell’Unhcr che si pone l’obiettivo di porre fine all’apolidia entro il 2024. “Le persone apolidi non chiedono altro che gli stessi diritti di cui godono tutti i cittadini – commenta Roland Schilling, Rappresentante Regionale Unhcr per il Sud Europa – Eppure spesso sono vittime di una discriminazione radicata e della negazione sistematica dei propri diritti. E noi come Unhcr abbiamo il mandato conferitoci dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di proteggerle”. Unhcr raccomanda all’Italia che le procedure di riconoscimento dello status di apolidia “siano piu’ accessibili, efficaci e rapide” e che le persone apolidi possano essere riconosciute cittadini italiani alla nascita visto che “di fatto la legge italiana gia’ prevede questo diritto” ma nella prassi ciò non accade.

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Meno incidenti stradali, meno morti, meno feriti ma più sospensioni di patenti a Napoli

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Crescono del 28,6% le sospensioni delle patenti a Napoli e provincia nel 2018 per violazione del limite di velocità, del 23,7% per aver guidato dopo aver assunto alcolici, del 33,3% per aver assunto sostanze stupefacenti. Questi dati allarmanti sono stati resi noti nel corso della Conferenza provinciale permanente sugli incidenti stradali a Napoli e provincia. C’erano i rappresentanti delle Forze di Polizia territoriali, unitamente a quelli delle Polizie municipali e della locale Motorizzazione civile. La variazione regionale della Campania, rispetto al 2017, ha fatto registrare un decremento sia per quanto concerne gli incidenti (-1,4%), sia dei morti (-1,3%) e dei feriti (-1,6%). Nell’area metropolitana, rispetto al 2017, la percentuale degli incidenti è diminuita dell’- 1,6 %, quella dei morti del – 7,37 % ; solo quella dei feriti ha fatto registrare un minimo incremento (0,6%). Il sensibile decremento di mortalità si è registrato nei Comuni di: Giugliano, Pozzuoli, Castellammare di Stabia, Nola, Torre Annunziata, Somma Vesuviana, Marigliano, Ercolano, Caivano, Sant’Agnello, Sant’Antimo, Piano di Sorrento, Pompei, Sorrento, Agerola e Liveri. A Napoli si è registrato il dato in controtendenza, riferito alla mortalità, con 32 vittime della strada nel 2018 rispetto alle 25 del 2017 (+28%) e al numero di feriti, incrementati dell’1,28%. Grazie all’attività di coordinamento della Prefettura svolta nei confronti degli Enti locali, l’impegno finanziario dei Comuni dell’Area metropolitana relativi alla manutenzione delle strade, all’acquisto di automezzi e al potenziamento della segnaletica stradale e’ stato maggiore (+11,21%) rispetto all’anno 2017; impegnati euro 9.796.250,00 nell’anno 2018, rispetto ad euro 8.808.134,00 dell’anno 2017.

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