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Ammuina e sceneggiate, così la politica spettacolo di Salvini e De Luca favorisce la diffusione del coronavirus

Paolo Chiariello

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Le immagini che vi mostriamo sono state mandate in onda sul profilo social del senatore Matteo Salvini. Siamo a Mondragone. Siamo a ridosso di quel piccolo cluster di contagio dei Palazzoni Ex Cirio dove vivono disperati bulgari che popolano le campagne di Terra di Lavoro per sbarcare il lunario e povera gente del posto che non ha certo un destino migliore dei cosiddetti stranieri.

L’aspetto inquietante di quelle immagini va oltre le proteste, le contestazioni a Salvini o i peana a Salvini da parte dei suoi supporter. In una democrazia matura hanno lo stesso diritto di cittadinanza la propaganda e la contro-informazione. Non rientra tra le forme di cittadinanza previste dalla nostra Costituzione né la guerriglia urbana, né i lanci di pietre contro la polizia, né l’esposizione di centinaia di persone al rischio contagio da covid 19. Proviamo a porci in maniera neutra rispetto alle immagini che vediamo. Proviamo a non partecipare al derby Salvini sì, Salvini no. Insomma proviamo davvero a non fare il gioco che Salvini ogni giorno vuole imporre agli italiani.

 

Queste immagini sono un abominio. Queste immagini di centinaia di persone ammassate l’una sull’altra potenzialmente rappresentano il rischio di innescare un focolaio di contagio pericoloso in un posto dove è stata già una zona rossa perché circola ancora in maniera seria il virus. Le manifestazioni pro e conto Salvini, il pomeriggio di comizi volanti di Salvini annunciati e strombazzati proprio per favorire l’ammuina e gli assembramenti, andavano impedite. La situazione è delicata e noi siamo, fino al 31 luglio, in uno stato di emergenza nazionale con una epidemia virale in atto.

Certo, ad oggi è tutto sotto controllo, ma siamo stati tre mesi in lockdown e davanti a noi c’è una situazione socio economica devastante da superare. Su Mondragone troppi hanno giocato al massacro sulla pelle della povera gente. E tra questi Vincenzo De Luca e Matteo Salvini sono stati quelli che hanno giocato le partite peggiori, legittimandosi con la rissa l’un verso l’altro per ragioni elettorali. De Luca ha trasformato un piccolo cluster di contagio che avrebbe dovuto isolare immediatamente nell’ennesima occasione di sproloquio senza contraddittorio sulla epidemia virale in Campania. Matteo Salvini, invece,  pur di restare sempre nel tritacarne mediatico, si è presentato tra i palazzoni della zona rossa ed ha costretto  centinaia di persone ad ammassarsi ed accalcarsi per accoglierlo o contestarlo. Salvini ha esposto questi cittadini (suoi supporter e suoi detrattori) e decine di poliziotti e giornalisti al rischio di essere potenzialmente esposti al contagio da covid 19. La democrazia è bella. Ma la democrazia va rispettata.

Focolaio covid di Mondragone, emersi altri 23 casi di contagio

 

Giornalista. Ho lavorato in Rai a Cronache in Diretta. Ho scritto per Panorama ed Economy, magazines del gruppo Mondadori. Sono stato caporedattore e socio fondatore assieme al direttore Emilio Carelli di Sky tg24. Ho scritto libri: "Monnezza di Stato", "Monnezzopoli", "i sogni dei bimbi di Scampia" e "La mafia è buona". Ho vinto il premio Siani, il premio cronista dell'anno e il premio Caponnetto.

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Mobilitazione per “Vico Pazzariello” e “Perzechella”, le associazioni che salvano i ragazzi di strada col teatro sono sotto sfratto

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Hanno fatto il giro del mondo le immagini del panaro solidale, emblema della generosità del popolo napoletano. Eravamo in piena pandemia quando Angelo Picone e Pina Andelora – abitanti del centro storico e artisti di strada – calarono il primo panaro in via Santa Chiara. Conteneva un piatto di pasta per un loro amico senza fissa dimora. La voce si sparse e altre persone in difficoltà iniziarono a radunarsi sotto il balcone di Angelo e Pina. I due tentarono allora un esperimento per allargare la rete della solidarietà. Lasciarono il paniere sospeso a mezz’aria e vi apposero un cartello con la celebre frase di San Giuseppe Moscati: “Chi può metta, chi non può prenda”. Il sistema funzionò e si espanse poi in altre zone della città; ben presto le televisioni di mezzo mondo vennero a raccontare questo piccolo miracolo di solidarietà. 

Ma Angelo e Pina erano noti agli abitanti del centro storico da ben prima del panaro. Sono i presidenti di due associazioni culturali, “Vico Pazzariello” e “Perzechella”, con cui salvano i ragazzini dalla strada e tutelano le tradizioni culturali napoletane, dal teatro all’arte di strada. Angelo è noto in città per aver dato nuova vita al personaggio del Pazzariello, immortalato da Totò ne “L’oro di Napoli”. Il Pazzariello era un imbonitore vestito da soldato che con le sue “sparate” pubblicizzava i prodotti di vinai e macellai. Un testimonial ante litteram, di certo più esuberante e divertente di quelli di oggi. Angelo ha riportato in vita questo personaggio della tradizione e ha trasmesso la sua passione per l’arte di strada a tanti ragazzini che lo seguono nelle sue sfilate. Pina gestisce invece il Teatrino di Perzechella, che prima era una fabbrica di cioccolata e adesso ospita spettacoli teatrali anticipati da una tipica “marenna” napoletana.

Oggi questi due avamposti della cultura napoletana rischiano di scomparire. Agli artisti sono stati infatti recapitati due avvisi di sgombero. Per scongiurare la chiusura delle associazioni, il 23 giugno hanno lanciato una mobilitazione collettiva che andrà avanti sino al prossimo 12 luglio. 

Per Angelo Picone – conosciuto in città come ‘o capitano – gli sfratti sono una conseguenza diretta della gentrification innescata dagli ingenti flussi turistici degli ultimi anni. “Ci vuole un turismo sostenibile, rispettoso degli abitanti e delle tradizioni culturali della città. Stiamo assistendo ad una desertificazione culturale ed artistica – denuncia Angelo -. Se dal centro storico scompare il popolo, Napoli non sarà più la stessa”.

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Gemelle siamesi nate unite alla nuca e separate con successo dai medici del Bambino Gesù di Roma

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Lei non e’ mai andata a scuola ma per le sue due figlie spera che le cose possano andare meglio e che da grandi possano studiare e diventare un giorno dei medici, in modo da aiutare e salvare altre vite, cosi’ come e’ accaduto a loro in Italia, grazie ai dottori dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesu’ di Roma. E’ questo l’auspicio espresso da Ermine, la mamma di Ervina e Prefina, le gemelle siamesi nate unite alla nuca e separate con successo dai medici dell’ospedale della Santa Sede. “Io non sono mai andata a scuola – ha detto in conferenza stampa – ma ora spero che le mie figlie possano fare tutte le cose degli altri bambini della loro eta’, e da grandi studiare per diventare medici e aiutare gli altri bambini e persone, cosi’ come sono state aiutate loro”. Ermine, commossa, ha voluto ringraziare anche la presidente dell’ospedale, Mariella Enoc, e Carlo Marras, il medico responsabile dell’unita’ di Neurochirurgia, perche’ senza il loro aiuto “non so cosa avrei fatto. Voi avete fatto resuscitare le mie figlie, come e’ stato fatto con Gesu'”. Sia Enoc che i medici hanno infatti deciso operare solo una volta che e’ stato appurato che entrambe le gemelline sarebbero state salvate e in buone condizioni attraverso l’intervento di separazione. L’ultimo desiderio di Ermine e’ rivolto a Papa Francesco: “Vorrei che battezzasse le mie bambine e poterlo incontrare”.

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Varese, primario sospeso per insulti omofobi a paziente: guardate se devo operare questo fro…

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Avrebbe pronunciato insulti omofobi contro un paziente sedato e sottoposto a un intervento chirurgico. É questa la motivazione con chi un primario dell’azienda sanitaria Sette Laghi, che operava all’ospedale di Cittiglio (Varese) durante l’emergenza coronavirus, è stato sospeso. Secondo l’esposto presentato da una persona presente all’intervento, il medico avrebbe detto: “Ma guardate se io devo operare questo ‘frocio’ di m…”. L’episodio è stato riportato dal Tg3. Sarebbe avvenuto il 25 marzo, in piena pandemia da Covid-9. “Non è giusto che in questo periodo di emergenza debba perdere tempo per operare questifroci“, avrebbe affermato il primario in sala operatoria.

Un altro medico presente in sala operatoria, infastidito dal comportamento offensivo e non professionale del primario, gli avrebbe detto: “Io sono ‘frocio’, lei ha qualche problema con i ‘froci’?”. A quel punto il primario avrebbe invitato il collega ad uscire dalla sala.

L’intervento si sarebbe quindi concluso “con nervosismo e frettolosità”, con il medico che avrebbe reiterato gli insulti omofobi. L’Ordine dei Medici di Varese ha aperto un procedimento disciplinare nei suoi confronti. Al momento né l’azienda ospedaliera né il primario hanno commentato l’accaduto.

Giovanni Boschini, presidente Arcigay Varese, ha voluto ringraziare chi ha presentato l’esposto: “Al paziente coinvolto va tutta la nostra solidarietà. Oltre alle sanzioni sarebbe utile anche avviare un percorso formativo e per questo ci rendiamo disponibili a collaborare con l’azienda ospedaliera per percorsi di educazione alle diversità, affinché a nessun altro paziente possa capitare nuovamente una disavventura simile”.

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