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Alvin è già arrivato a Roma, il bimbo ritrovato in Siria è sereno e sorridente

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Bus dei pellegrini in fiamme, terrore in autostrada. Tornavano da San Giovanni Rotondo

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Le immagini del bus dei pellegrini in fiamme sull’Autostrada A16 danno l’idea che quel che è accaduto, dalle cause ancora da accertare, poteva  trasformrsi in una tragedia, e rimanda a quello che avvenne il 28 luglio 2013 quando sempre un autobus che tornava da San Giovanni Rotondo e Pietrelcina finì giù dal viadotto Acqualonga. Furono 40 i morti. Per fortuna stavolta lo spavento è stato tantissimo, ma i Vigili del fuoco hanno domato le fiamme. Tutti salvi, nessun ferito anche se a scopo precauzionale c’erano sul posto due ambulanze del 118. Un momento di terrore quando i freni dell’autobus hanno ceduto e il grosso mezzo è finito all’indietro su un’auto parcheggiata vicino, i cui occupanti eran scesi  soccorrere i pellegrini che uscivano dal pullman in fiamme.

L’incendio che ha visto l’immediato intervento dei Vigili del Fuoco di Avellino, è divampato quando il mezzo era poco prima del casello di Vallata, in direzione Napoli, a bordo i pellegrini tornavano pure loro da San Giovanni Rotondo. Il veicolo -diretto a Gragnano, Napoli, era completamente avvolto dalle fiamme ed è andato distrutto. Rallentamenti alla circolazione durante le fasi di spegnimento poi tutto è tornato alla normalità. Ma adesso bisognerà chiarire che cosa è avvenuto e perché il veicolo è andato a fuoco.

 

 

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Esperti tombaroli depredavano i reperti archeologici e li vendevano in mezzo mondo: 23 arresti

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Le immagini realizzate dai carabinieri grazie all’utilizzo di un drone mostrano la violenza con cui una banda di delinquenti dedita al saccheggio del patrimonio archeologico del nostro Paese operava scavi clandestini, utilizzando addirittura un escavatore. Quello scempio venne bloccato proprio dai militari che oggi hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Crotone, su richiesta della locale Procura della Repubblica che ha coordinato le indagini del Comando Tutela Patrimonio Culturale, il TPC, nei confronti di 23 persone (2 in carcere e 21 agli arresti domiciliari), ritenute responsabili, a vario titolo, di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, ricettazione ed esportazione illecita. Contestualmente sono stati eseguiti ulteriori 80 decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti soggetti, indagati in stato di libertà.

In Italia l’operazione è stata condotta in sinergia con i Comandi Provinciali Carabinieri di Crotone, Bari,  Benevento, Bolzano,  Caserta,  Catania, Catanzaro,  Cosenza, Ferrara, Frosinone, Latina, Matera, Milano, Perugia, Potenza, Ravenna, Reggio Calabria, Roma,  Siena,  Terni,  Viterbo ed il supporto dell’8° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Vibo Valentia, dello Squadrone Eliportato “Cacciatori di Calabria” e del Nucleo Cinofili di Vibo Valentia. Contemporaneamente, in ambito europeo, grazie al coordinamento di EUROPOL ed EUROJUST, sono state eseguite, in esecuzione di Ordine Europeo di Indagine, attività di perquisizione presso i luoghi di dimora di 4 indagati,  in Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia.

Oltre 350 i carabinieri impiegati, che hanno operato in territorio italiano ed estero, congiuntamente agli investigatori della Metropolitan Police di Londra, della Polizia Criminale del Baden-Württemberg, dell’Ufficio Centrale di Polizia Francese per la lotta al Traffico Internazionale di Beni Culturali e del Servizio Serbo per la Lotta alla Criminalità Organizzata.

La misura cautelare è stata emessa a conclusione dell’attività investigativa denominata “Achei”, sviluppata dai Carabinieri del Nucleo TPC di Cosenza, avviata nel maggio 2017 e conclusa nel luglio 2018, che ha preso il via da una serie di accertamenti di iniziativa durante le quali è stata riscontrata la presenza di numerosi scavi clandestini condotti all’interno di vari siti archeologici. Le successive investigazioni hanno consentito di accertare, inequivocabilmente, l’esistenza di un vasto traffico, su scala nazionale ed internazionale, di reperti archeologici provenienti, tra gli altri, sia da scavi clandestini operati nei siti archeologici di: “APOLLO ALEO” a Cirò Marina, “CASTIGLIONE DI PALUDI” a Paludi (CS) e nell’area di “CERASELLO” (che, seppur non soggetta a vincolo, riveste un indiscutibile interesse archeologico), sia da tante altre aree private nelle province di Crotone e Cosenza. Nel corso dell’attività sono stati identificati i componenti di un ramificato e strutturato sodalizio criminoso in grado di gestire tutte le fasi del traffico illecito di reperti archeologici.

Il monitoraggio di queste aree, condotto nel corso delle investigazioni, ha consentito di fare emergere un sistema di saccheggi che andava avanti da anni, in quei luoghi, da un gruppo di tombaroli che, agendo nell’ambito di una organizzazione criminale con specifica ripartizione di compiti e di ruoli, e servendosi di tale struttura, è riuscito ad approvvigionarsi di materiale archeologico destinato al mercato clandestino, per la loro successiva commercializzazione sia in territorio italiano sia in quello all’estero, assicurata da una fitta e complessa rete di ricettatori. In tal modo, è stata delineata un’articolata organizzazione costituita da c.d. tombaroli, intermediari e ricettatori che, per qualità e quantità di illeciti commessi, nonché per caratteristiche strutturali ed organizzative, rappresenta un vero e proprio fenomeno criminale che, secondo la definizione del GIP, costituisce la “Criminalità Archeologica Crotonese”, radicata nella provincia di Crotone e capace di alimentare il reddito di interi gruppi familiari. Le fasi del traffico illecito sono state documentate dettagliatamente attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, riprese video, pedinamenti, sequestri, fino ad arrivare alla vendita ai collezionisti finali.

Al vertice del gruppo criminale c’erano due soggetti entrambi residenti in provincia di Crotone, cultori di archeologia e conoscitori dei luoghi  dove reperire materiale archeologico da introdurre illecitamente sul mercato. I due sono stati  costantemente impegnati nell’attività di ricerca clandestina di reperti e, stabilmente tra loro, collegati nel circuito di commercializzazione degli stessi. Nello specifico, hanno organizzato e diretto il gruppo criminale, programmando la realizzazione dei singoli delitti e contribuendo materialmente alla loro realizzazione.

Le  indagini hanno dimostrato collegamenti con alcuni soggetti esteri legati al traffico di reperti archeologici. Le attività di indagine nei vari Paesi coinvolti (Francia, Germania, Inghilterra e Serbia), sono state condotte in sinergia con le Forze di Polizia estere e coordinate dal servizio Europol che ha organizzato uno specifico meeting operativo, ed Eurojust.

Per l’operazioneAchei è stata di grand eimportanza  la collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone, che ha fornito, in ogni fase, un fattivo contributo nelle specifiche competenze. Le misure degli arresti domiciliari sono state eseguite nelle province di Crotone (13), Milano (2), Perugia (2), Catanzaro (1), Benevento (1), Matera (1), Fermo (1).

Nel corso dell’attività investigativa sono stati recuperati diversi reperti archeologici risalenti al IV e al III secolo a.C. rinvenuti nella disponibilità di uno dei capi dell’organizzazione, quali: 5 vasi e lucerne in terracotta, piatti con scene di animali, fibule e monili vari, nonché sono stati sequestrati i mezzi meccanici e le attrezzature tecniche utilizzati rispettivamente per l’escavazione del terreno e per le ricerche archeologiche clandestine. Durante le perquisizioni sono stati rinvenuti e sequestrati in diverse abitazioni in altre regioni italiane ulteriori reperti provenienti verosimilmente dal territorio  crotonese per un valore di svariati milioni di euro.

L’operazione portata a termine costituisce un importante segnale di risposta dello Stato al radicato fenomeno criminale del traffico illecito di reperti archeologici, che vede nei Paesi del Nord Europa, e non solo, i principali destinatari di beni appartenenti al patrimonio culturale nazionale. La Calabria, particolarmente ricca di vestigia del passato, è oggetto di un incessante ed intenso fenomeno di razzia di reperti che alimentano il mercato clandestino dei beni d’arte. Fondamentale, in tal senso, è stata l’attività di cooperazione internazionale giudiziaria e di polizia che ha permesso di ricostruire l’intera filiera criminale del traffico anche oltre i confini nazionali.

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Deraglia un treno in Val Pusteria, tanta paura me nessun ferito

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Un treno partita da Fortezza e diretto a Brunico è deragliato per una frana vicino Rio Pusteria: non ci sarebbero feriti a parte, forse, qualche contuso. Un passeggero è stato portato in salvo dai Vigili del Fuoco. A comunicare l’incidente è stata la Provincia di Bolzano via Twitter. Lo smottamento è avvenuto durante il passaggio del treno: con la frana che ha bloccato il percorso del treno adesso la Val Pusteria è completamente isolata perché gli accessi sono stati tutti chiusi per motivi di sicurezza, per il rischio che possa esserci qualche altra frana.

 

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