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Cultura

Alle Scuderie del Quirinale la Mostra “Pompei e Santorini. L’eternità in un giorno”

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Si apre domani alle Scuderie del Quirinale a Roma la mostra “Pompei e Santorini. L’eternità in un giorno”, un viaggio nel tempo alla scoperta delle due antiche città, accomunate da un’identica fine e preservate nei millenni dalle ceneri vulcaniche. Si potranno ammirare, per la prima volta insieme, le vestigia dei due siti archeologici, tra i più importanti e meglio conservati al mondo. Più di trecento oggetti fra statue, affreschi, vasi, rilievi, gemme, incunaboli e quadri, ripercorrono un arco cronologico di tremila e cinquecento anni, dall’eta’ del bronzo ai nostri giorni. Un racconto immersivo attraverso le sale delle Scuderie, trasfigurate da un allestimento coinvolgente che si snoda tra ricostruzioni di ambienti, con oggetti di uso quotidiano, e proiezioni di videoarte. I temi esaminati trattano diverse problematiche archeologiche, come la disamina dei contesti, l’uso dei calchi in gesso, l’analisi delle abitudini sociali e della ritualita’, lo studio della connettivita’ economica e culturale nel Mediterraneo antico.

Curata da Massimo Osanna, Direttore del Parco Archeologico di Pompei e da Demetrios Athanasoulis, Direttore dell’Eforia delle Antichita’ delle Cicladi, con Luigi Gallo e Luana Toniolo, l’esposizione e’ frutto di una collaborazione istituzionale e propone un confronto inedito attraverso innovative ricostruzioni e la selezione di preziosi reperti, in molti casi mai esposti al pubblico. Il percorso espositivo e’ punteggiato da opere di artisti moderni e contemporanei (Micco Spadaro, Turner, Valenciennes, Filippo Palizzi, Arturo Martini, Renato Guttuso, Andy Warhol, Alberto Burri, Richard Long, Antony Gormley, Giuseppe Penone, Francesco Jodice, Damien Hirst, James P Graham, Hans Op de Beeck, Francesco Simeti), che indicano quanto la riscoperta delle citta’ sepolte abbia nutrito l’immaginario collettivo, accompagnando i visitatori in un viaggio fra passato e presente. La mostra racconta quindi una storia fatta di repentine catastrofi naturali e affascinanti riscoperte archeologiche per raccontare le origini e gli sviluppi della nostra storia, della nostra cultura. Eventi speciali e laboratori contribuiscono ad arricchire e approfondire i contenuti dell’esposizione. Inoltre sono previsti una serie di appuntamenti al Teatro Argentina a Roma condotti da archeologi, storici dell’arte, intellettuali e giornalisti per indagare il fenomeno eruttivo dal punto di vista scientifico, geologico e sociale. La mostra terminera’ il 6 gennaio.

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Harmony, Eugenia Avena: un pilastro della scuola per i ballerini napoletani che hanno raccolto successi nel mondo

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“La danza è una carriera misteriosa, che rappresenta un mondo imprevedibile ed imprendibile, ha detto Carla Fracci- le qualità  necessarie sono tante. Non basta soltanto il talento, è necessario affiancare alla grande vocazione, la tenacia, la determinazione, la disciplina, la costanza”.  Ed Eugenia Avena lo aveva capito quando fin da piccola sognava di danzare ed ha iniziato a coltivare questa sua grande passione da ragazzina. Lei è l’Insegnante. Tenace, appassionata, instancabile e soprattutto talentuosa, è uno dei pilastri della Harmony, la scuola di danza classica e contemporanea fondata dal Maestro Angelini che ormai da 40 anni sforna talenti, alleva giovani danzatori che da Napoli hanno interpretato il balletto in tutto il mondo. Sotto la guida ferma di Angelini e con il contributo dell’insegnante Eugenia Avena: a lei è dedicata questa puntata di Juorno.it sui protagonisti della scuola napoletana.

 

“Oggi, salendo le scale della scuola, mi sono guardata indietro, a quando le salii per la prima volta nel settembre 1976, ragazzina insicura con una grande passione per la danza, ma con tanto da imparare. Il Maestro – ricorda Eugenia Avena- mi prese per mano e da lì è iniziata la mia formazione personale e professionale. Lí sono cresciuta assorbendo i principi di disciplina, onestà, dedizione, passione e professionalità, lì ho cominciato a capire cosa fosse veramente la danza classica, ad analizzarne il metodo e a far funzionare il cervello prima delle gambe”.

Così nel 1980 si diploma alla scuola di danza Harmony e già a luglio di quello stesso anno viene invitata a Spoleto nell’ ambito delle manifestazioni del Festival dei due Mondi. Nelle due stagioni ’81-’82 e ’83-’84 Eugenia Avena viene scritturata per la stagione del Teatro Politeama Greco di Lecce, nel 1985 consegue il Diploma Accademico all’insegnamento della danza classica presso l’ Accademia Nazionale di Danza di Roma.
Dal 1986 è insegnante stabile nella scuola di danza Harmony, ruolo che ricopre attualmente ed è stata assistente di tutti i coreografi che si sono avvicendati negli anni alla scuola. Un passaggio che racconta lei stessa: “Poi da allieva sono diventata insegnante, mestiere che mi ha sempre affascinato ed ho iniziato ad affiancare il Maestro in questa bella avventura che dal 1986 dura ancora oggi. Abbiamo attraversato insieme la vita professionale, ci ha legati l’amore per questo lavoro che, ad oggi, ci entusiasma ancora di più.
Ho ammirato del Maestro Arnaldo, dice l’Avena, la sua insaziabile voglia di migliorare, di approfondire, la sua onestà intellettuale verso gli allievi, la sua energia che viene da una passione incrollabile: oggi più di ieri merce molto rara!”.

Disciplina ferrea, tanta tenacia ma anche tanta libertà nell’interpretare con il talento la passione: “Mi sono sempre potuta esprimere con la mia personalità, con libertà, nello spirito di un rispetto reciproco basato su di una stima maturata sul campo, che è il collante per un’autentica produttiva collaborazione dove il fine comune è fare sempre meglio. Queste linee guida hanno fatto sì che la Harmony, spiega  l’insegnante che è amatissima dai suoi allievi del presente e del passato, producesse tanti professionisti nel settore della danza ; c’è però un comune denominatore che lega anche chi ha fatto scelte diverse: gli anni trascorsi nella scuola, anni altamente formativi, costituiscono un bagaglio che ci accompagnerà tutti e per sempre . La danza plasma i corpi ma soprattutto forma gli individui. Questo è il mio pensiero dedicato alla mia seconda famiglia, al luogo dove si sono realizzati i miei sogni, dove oggi come ieri contribuisco a realizzare i sogni dei tanti ragazzi che si affidano a noi, aiutandoli a cercare il loro posto nel mondo”.

“Io l’ho trovato e grazie Maestro per tutto, onorata di essere al suo fianco e di avere contribuito a creare una realtà di cui andare fieri: questa è la mia Harmony, un pezzo del mio cuore!”
Eugenia Avena

Eugenia Avena ha un curriculum artistico di tutto rispetto: ha partecipato a numerosi corsi di aggiornamento organizzati dall’ Accademia Nazionale di Danza, dalla Scala di Milano, dal Teatro San Carlo di Napoli, nonché corsi con Maestri russi della scuola Vaganova di Leningrado tra cui Irina Trofimova, Irina Sitnikova.
Dal 1977 al 1991 ha seguito corsi estivi al Centre International de Danse a Cannes diretto da Rosella Hightower, studiando con Maestri come la stessa Rosella Hightower, José Ferran, Victor Rona, Rita Thalia, Gabriel Popescu, Patricia Neary, Claudie Winzer, e lo stesso Arnaldo Angelini, Maestro ospite per molti anni del centro che in quegli anni era un polo di eccellenza dove gravitavano Maestri e danzatori di grandissimo livello. Ha collaborato con lo Studio Danza 2 di Palermo diretto da Angela Abbigliati, come insegnante ospite.

Puntata n.2 – Continua

Harmony, l’amore per la danza e i talenti scoperti a Napoli: la storia della scuola e del suo fondatore Arnaldo Angelini

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Cultura

Translucida di Paolo Titolo, fotografie contro la discriminazione omofoba a San Domenico Maggiore

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E’ un viaggio a ritroso, che parte dall’Italia arriva a Cuba ritornando in Italia con una mostra fotografica che dimostra il suo impegno  in quella  fotografia che aveva lasciato per poi ritornare ora ad essa con questa mostra forte, intensa, scorretta, scottante, come i temi che ha sempre prediletto sin dal tempi adolescenziali e precedenti al suo impegno nel quotidiano L’Ora di Palermo, dove per tanto tempo ha collaborato insieme ad uno staff fotografico che è parte  storica della fotografia in Italia. Paolo Titolo arriva a Napoli con Translucida, la sua prima mostra personale in Italia, a cura di Raffaele Loffredo, che si colloca nell’ambito del protocollo d’intesa internazionale stipulato tra il Centro di Ateneo SInAPSI dell’Università Federico II di Napoli che vede Paolo Valerio come Presidente Onorario e il Centro Nacional de Educacion Sexual CENESEX di Cuba, diretto da Mariela Castro.

Titolo, trasferitosi da molti anni a L’Avana, vanta una formazione da fotoreporter per il giornale “L’Ora” dove ha  documentato gli effetti della Mafia in Sicilia, in particolare nella seconda metà degli anni 80 e i suoi scatti sono apparsi sulle piu  importanti riviste internazionali come ilNew York Times, Der Spiegel, Stern, Mary Clare, Il Corriere della Sera producendo poi reportage fotografici in diversi paesi dell’Asia, America Latina ed Europa.

Successivamente dopo un interesse per i rituali afro-cubani della Santeria cubana (Yoruba), dal 2013 comincia a documentare la vita e le condizioni delle persone Trans a Cuba coadiuvato anche dall’attività del CENESEX. I suoi lavori saranno oggetto di diverse esposizioni, tra cui, negli ultimi anni, in Francia (Parigi, MEP, mesón europea de la fotografíe) (Fundación Brongston), Messico (Guadalajara, Museo de las Artes ), Cina (Beijing, Teatro Nacional de Cina).

Translucido è quindi un corpo che lascia passare la luce e non permette di vedere ciò che è dietro, ebbene l’ambizione dell’artista è stata quella di palesare, invece, attraverso il mezzo fotografico, ciò che è celato dietro questi corpi delle persone transessuali, pregnanti di esperienze di vita, spesso di turbamenti e discriminazioni, ponendo l’accento sulle espressioni, gli sguardi, i colori e i contesti nei quali li ha ritratti. Una costante funzione sociale ha caratterizzato i lavori e l’impegno di Paolo Titolo sin da quando a 16 anni  il giorno del suo compleanno riceve in regalo la sua prima  macchina fotografica   con la quale poi comincerà i suoi  lavori come fotoreporter e la partecipazione al progetto collettivo del movimento sociale “la rete” che si occupava del fenomeno della Mafia ancor prima dell’organo ufficiale del PCI Partito Comunista Italiano (L’Ora) che denunciava le gesta dei politici mafiosi. “Mi trabajo pretende tener siempre una finalidad social. No me interesa la pura estetica. Fotograficamente nacì como foto-reportero: testimoniar para sensibilizar respecto a temas humanos”.

 

Il profondo lavoro di inclusione sociale del CENESEX, organo del Ministero della Salute, ha accompagnato l’artista che ne ha documentato le innumerevoli esperienze e gli obiettivi raggiunti; la sensibilizzazione quindi, attraverso la conoscenza diretta del complesso fenomeno dell’identità di genere e dei diritti della “comunità” transessuale a Cuba, si estrinseca attraverso i lavori di Titolo, che accentua e coglie volutamente un istante emblematico, attimo preciso di bressoniana memoria. A domanda precisa circa le influenze dei suoi inizi da fotografo, ammette infatti di aver subito l’ammirazione dei modus operandi di Cartier-Bresson e Josef Koudelka, entrambi conosciuti personalmente. Come nelle opere del maestro ceco spesso i soggetti umani di Titolo, sembrano uscire da un mondo fiabesco, soprattutto negli sguardi talvolta disincantati e sognanti e l’artista ne evidenzia tonalità cromatiche forti ritenendole a ragione, tipiche del territorio caraibico e dell’universo lgbt.

Le fotografie di Paolo Titolo quindi, sono ritratti antropologici che raccontano un messaggio e una grammatica emotiva che scava nelle sensibilità, nelle speranze, nelle delusioni di esistenze che si mostrano fieramente nella loro vulnerabilità e verità, scevre di qualsivoglia sovrastruttura pregiudiziale. “Translucida” approda a Napoli con l’ambizione e l’obiettivo di fomentare sempre più l’integrazione sociale, contribuendo alla formazione delle coscienze collettive contro ogni tipo di discriminazione omofoba in opposizione alla cultura transfobica; non si avverte nelle immagini, alcuna necessità di orpelli formali o estetici (abiti eleganti, trucchi ecc), l’obiettivo unico dell’autore è mostrare i soggetti realisticamente nella loro intimità, nelle loro umili abitazioni e con i loro oggetti quotidiani e come afferma e ribadisce nelle sue dichiarazioni: “una foto es un rectangulo donde podemos poner muchas informaciones, depende da la calidad de estas (informaciones) que las fotos resulten interesantes y placenteras”.

La fotografie saranno esposte nei suggestivi spazi del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore di Napoli dal 15 Novembre 2019 al 7 Gennaio 2020.

 

 

 

 

 

 

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Cultura

I 60 anni della sede Rai Abruzzo al Mediamuseum tra mostre e ragionamenti sul ruolo del servizio pubblico

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Una festa. Una bella festa al Mediamuseum di Pescara per festeggiare i 60 anni della Sede regionale della Rai. No sarà un sabato qualunque ma un sabato particolare quello che vivranno donne e uomini Rai che ricorderanno come nel 1959, cominciavano le trasmissioni nella sede di Pescara, in via De Amicis, dove tuttora sono ospitati gli studi televisivi e radiofonici di Rai Abruzzo. Un viaggio attraverso 60 anni di cultura, di storia, di costume, della regione Abruzzo. Uno straordinario contributo anche al racconto dell’Italia, attraverso le immagini televisive ed i contributi radiofonici per rivivere le trasmissioni che hanno segnato un’epoca per gli abruzzesi ed i molisani – fino al 1970 infatti la sede Rai di Pescara era operativa anche per il Molise. Negli ultimi anni la sede Rai Abruzzo è stata impegnata ed ha fornito un contributo straordinario nel racconto del terremoto dell’Aquila e poi del CentroItalia, dando un apporto importante alle sofferenze indicibili di chi aveva subito lutti, devastazioni e distruzione di interi villaggi. Racconto che ancora oggi sono importanti.

La festa per i 60 anni della sede regionale sarà anche l’occasione per conoscere la produzione televisiva e radiofonica regionale attuale: dalla realizzazione del Telegiornale, di Buongiorno Regione e del Giornale radio, con la Tgr, fino alla messa in onda con la Produzione radiofonica e televisiva. ”Le sedi locali sono la mano tesa al cittadino che paga il canone”. E io ”come sempre mi batterò contro chi, oggi come ieri, vuole il depauperamento del perimetro del servizio pubblico (a cominciare dalle sedi regionali) per ridurlo a mero strumento di dinamiche partitiche e interessi privati”. E’ un passaggio del messaggio inviato dal consigliere Rai, Riccardo Laganà, all’evento organizzato per festeggiare i sessant’anni della sede abruzzese. ”Fare gli auguri ad una sede regionale in tempi in cui da più parti si vorrebbe lo smantellamento del servizio pubblico Rai, assume un valore straordinario. I sessant’anni della sede Rai Abruzzo ci ricordano quanto la Rai è stata vicina ai cittadini attraverso i suoi presidi regionali e quanto potrà e dovrà esserlo in futuro. ”Nel corso del mio mandato, continuo a chiedere con forza la valorizzazione e lo sviluppo delle sedi regionali, sia dal punto di vista del personale che tecnologico perché – sottolinea Laganà – credo che non si debbano considerare luoghi dove produrre solo informazione locale ma anche piccoli centri di produzione per documentari, approfondimenti culturali, valorizzazione del territorio, nonché presidi territoriali vicini alle associazioni locali, al volontariato e al terzo settore’’.

”Lo avete dimostrato voi di cosa siete capaci e di quanto siete punto di riferimento dei cittadini – scandisce il consigliere – raccontando quotidianamente all’Italia ed agli abruzzesi la storia ed i fatti della vostra ragione, con passione e professionalità come, ad esempio, durante i tragici fatti del terremoto. Sto lavorando ogni giorno in questa direzione – assicura Laganà – perché siate considerati e valorizzati e continuerò fino all’ultimo momento del mio mandato. Questo è il futuro che auspico”. ”La Rai deve essere bene comune e le sedi locali – ribadisce Laganà – sono la mano tesa al cittadino che paga il canone e che deve tornare a percepire la Rai e le sue realtà di prossimità come autorevole istituzione multimediale. Insieme possiamo farcela – rimarca il consigliere – Sinceri auguri a tutti voi e alla sede Rai Abruzzo a Pescara e L’ Aquila, valorizzate dalla vostra passione, competenze ed indelebile appartenenza aziendale”.

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