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A Matteo Salvini tutti i record di politico social con 4 milioni di like su Fb e quasi 2 milioni su instagram

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In una nota la Lega fa sapere che “Matteo Salvini raggiunge il traguardo dei quattro milioni di like (i famosi mi piace), confermandosi così il politico più sociale e più seguito in Europa su Facebook. Primato che il leader della Lega può vantare anche su Instagram, con 1,9 milioni di follower, a cui si affiancano gli 1,2 milioni di follower su Twitter e i 160mila sul nuovissimo Tik-Tok” dove pure il leader leghista s’è piazzato da poco e dove fa girare alcuni suoi video.

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Salvini a Napoli accoglie nuovi leghisti e poi viene contestato mentre commemora l’agente Apicella ucciso

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“De Luca? Con Mastella, De Mita, e Pomicino, fanno i fantastici 4. Glieli lascio volentieri “.  Matteo Salvini alla conferenza stampa a Napoli, per presentare le nuove adesioni alla Lega del consigliere regionale Giampiero Zinzi e dell’ ex consigliere Severino Nappi, comincia con uno sfottò a De Luca, presidente della Giunta regionale uscente e accreditato di ottime chance di riconferma. “Secondo i sondaggi di un istituto che non lavora per noi, in Campania la Lega è al 15 per cento, primo partito, Forza Italia al 14 e Fdi al 12, siamo intorno al 40 per cento”. “Dobbiamo marcare la differenza rispetto a De Luca – ha aggiunto il leader della Lega – che ha speso il 20 per cento dei fondi UE – mentre in Campania la criminalità organizzata continua a fare affari d’oro sui rifiuti. Altrove, i rifiuti producono energia e ricchezza, qui in Campania, ingrassano la camorra”.

Contestazioni e offese dalle persone presenti, affacciate dai balconi a Matteo Salvini, leader della Lega, ha deposto una corona di fiori in memoria del poliziotto Pasquale Apicella, morto a 37 anni, nell’aprile scorso, quando la sua volante è stata speronata dall’auto di alcuni rapinatori in fuga. “Non si specula sulla morte di un poliziotto”, ha urlato un uomo. Un’altra donna, dal balcone, ha invece gridato: “Napoli non ti vuole, non devi venire qui”. “Dopo tre mesi sei venuto – ha detto un’altra donna in strada – Hai coraggio a farti vedere”. Il leader della Lega, dopo aver deposto i fiori, e’ risalito un macchina, e prima di andare via ha indirizzato un bacio ironico alla donna che lo contestava dal balcone.

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Politica

La “coalizione baraonda De Luca”: nomi, liste, listarelle e affari di famiglia in vista delle elezioni regionali

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Ci sono quelli della sinistra più rivoluzionaria e massimalista, le anime belle della sinistra moderna e governista, gli ipergarantisti, i giustizialisti epigoni del dipietrismo, i centristi riformisti, il partito degli assessori, i leader nazionali del cattolicesimo democratico. Ci sarà un pezzettino di destra sociale nostalgica di Gianfranco Fini scacciata da Giorgina Meloni. Ci saranno un po’ di figli di papà e mammà, liste civiche presidenziali e infine la vecchia Balena Bianca che ritorna alla grande tutta assieme appassionatamente.

La ricandidatura di Vincenzo De Luca, 0’ governatore, così lo appellano i sostenitori, è una banale formalità. Che per questione di forma ha formalizzato facendo firmare un documento dai rappresentanti di 18 liste, per ora, comprese le due civiche Campania libera (Tommaso Casillo) e De Luca presidente guidata dall’assessore regionale Lucia Fortini. Alla firma del documento di adesione alle tesi della “concretezza amministrativa” e alla “gran cassa dell’uomo solo al comando che ha preso a mazzate il virus” c’erano decine di brave persone, molte anche assai anziane, pensionati, nonni che in passato si sono guardati in cagnesco e si sono pure insultati in altri teatrini della politica. Oggi però sono tutti assieme. Il loro collante filosofico, ideologico, il loro leader è Vincenzo De Luca. Diciotto liste (per ora), una falange armata che sulla carta non incontrerà alcuna resistenza nel riconquistare in libere elezioni democratiche Palazzo Santa Lucia.

Il regista. Fulvio Bonavitacola è l’uomo del presidente

A gestire questa folla plaudente che vuole arruolarsi nell’esercito di 0’ governatore c’è l’avvocato Fulvio Bonavitacola, amico-compagno di tante avventure, non solo politiche. La sigla del documento di adesione totale alle tesi attuali e a quelle future che verranno in mente a De Luca è avvenuta nella sala Calipso della Stazione Marittima di Napoli. Nella stessa sala Calipso, a giurare fedeltà a De Luca, seduti uno accanto all’altro c’erano esponenti del centrodestra come il sindaco di Benevento Clemente Mastella (la moglie Sandra è senatrice di Fi), il presidente dell’Asi Napoli, Giosi Romano, ex berlusconiano pentito. La linea politica, la mozione degli affetti politici a De Luca è tracciata da un navigato e bravo Clemente Mastella (un gigante della politica in una riunione dove ci sono molti nani, ballerine e qualche figurante). Mastella sarà della partita se faranno almeno il 90 per cento delle cose che per lui sono indispensabili per una battaglia politica vincente. Ed ha posto già condizioni. Intanto la firma di un documento di programma che De Luca dovrà approvare e poi rispettare. Poi, sempre Mastella, ha già fatto sapere che non vuole troppe liste civiche ma simboli di partito. L’ex ministro della Giustizia oggi sindaco di Benevento ha però voluto accontentare, almeno a livello semantico, quelli del Pd arrivati in sala con una delegazione. Ha promesso che in campagna elettorale, se lui sarà della partita, parlerà di “campo largo” per definire la coalizione baraonda. Ai Dem della Campania piace un sacco questa definizione. Insomma, questa è la linea politica per riportare (far restare) De Luca alla Regione: prendere o lasciare. Il regista è Fulvio Bonavitacola, l’eminenza grigia o azzurrina (Enrico Letta ci perdoni, ma Mastella è un animale politico niente male) è Clemente Mastella. Ci sono anche due supervisori di lusso, altri due animali politici che faranno un po’ da guardiani della restaurazione: Ciriaco De Mita e Paolo Cirino Pomicino. Che come tutti sanno si sono sempre più o meno politicamente schifati. Diciamo che “schifati” non è un termine chic, ma non sappiamo trovarne uno migliore. Chiediamo scusa, dunque, ai deboli di stomaco. L’ex premier filosofo della Magna Grecia ha già avuto rassicurazioni da ‘o governatore di un posto alla figlia Antonia, oggi in affari a Roma con una società di marketing che offre servizi al Qui rinale. C’è da trovare qualcosa pure per il nipote Giuseppe De Mita, che ieri non c’era ma “è un sostenitore di questa iniziativa” si è affrettato a far sapere Bonavitacola. In questa riunione di coordinamento, dove tutti i leader, leaderini, vecchi e nuovi cacicchi si sono conosciuti, hanno potuto ascoltare Mastella parlare di politica e ottenuto rassicurazioni che figli, figlie, amori, mogli e “tengo famiglia” avrebbero trovato una collocazione, hanno avuto anche l’onore e l’onere di apporre la loro firma ad un ‘documento politico e pre-programmatico’ dal titolo vagamente democristiano (non è una offesa, manco ironia) “Intesa politica per le elezioni regionali”. Un documento in cui non c’è scritto nulla, ma davvero nulla, dove però si precisa che  “la nuova stagione consiliare dovrà dare nuovo impulso all’identità regionale, con pieno e convinto sostegno per la conferma di Vincenzo De Luca”. Cioè nulla.

E pure è tanta roba circa i contenuti programmatici del documento illustrato da Mastella con la regia di Bonavitacola. Ah, la linea (che ancora non c’è ma verrà spiegata tra qualche settimana)  è stata approvata poi all’unanimità dai presenti. Chi erano i presenti? Tanti, tantissimi perchè 0’ governatore De Luca gode da sempre di stima, di un amore, di una accettazione quasi fideistica delle sue tesi da quanti oggi lo sostengono. Per il Pd c’erano in primissima fila (De Luca è “l’orgoglio del Pd al Sud” per la sua concretezza amministrativa) il segretario regionale filosofo Leo Annunziata e la sua vice Armida Filippelli.

C’erano Francesco Dinacci e Michele Gravano in rappresentanza di Articolo 1. I renziani  Giovanni Palladino e Michela Rostan per Italia Viva. La lista futura “Noi Campania con Mastella” con Luigi Barone e Luigi Nocera. Pare possa esserci anche “Più Europa” ma  Bruno Gambardella che era presente non ha ancora il permesso di esibire le insegne. Michele Tarantino rappresentava il Psi. Enzo Varriale è il condottiero dei Moderati. Il suocero di Varriale, Nello Formisano, tirerà su una lista che si chiama Demos. C’è ancora Salvatore Piro per i Repubblicani. I Verdi hanno mandato avanti Dino Di Palma e Fiorella Zabatta. Il loro leader Francesco Emilio Borrelli era a corto di Malox ed ha preferito non gustare ancora la pietanza servita. Poi c’è il Centro Democratico di Raimondo Pasquino. Altri Repubblicani, i Repubblicani democratici di Giuseppe Ossorio. Sono della partita anche il Partito Animalista di Vincenzo Ferrara. Gioacchino Alfano correrà o farà correre qualcuno con Alleanza per i territori.  Giosi Romano insieme all’assessore regionale alle Attività produttive Antonio Marchiello hanno inventato “Fare democratico”.

Antonia De Mita. Sarà lei la stella nascente della politica irpina?

Diciamo che al momento queste sono le liste che hanno già siglato la loro adesione. Per chiudere il cerchio e rappresentare al meglio tutte le “esperienze e sensibilità regionali” (così pare si dica) mancano ancora una lista vegana, una lista arcobaleno e forse, per essere politicamente corretti, un qualche movimento che si ispiri in qualche modo all’Islam moderato che pure non ci starebbe male. Mancano ancora molte settimane, c’è tempo per provare a completare la “coalizione baraonda”. Ovviamente il programma politico è importante. Non bisogna scriverlo però. Già c’è. Basta prenderne uno qualunque aggiornato in questi anni. L’importante è parlare di Fisco regionale equo, lavoro, sicurezza, salubrità dell’ambiente spendendo i soldi della Terra dei Fuochi che per De Luca è una invenzione ma è utile e la sburocratizzazione. Sulla sburocratizzazione e la concretezza amministrativa ci si gioca tutto. Molti si sono già giocati la faccia e una vita intera di “coerenza”.

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Voto dl scuola a rischio, centrodestra fa ostruzionismo

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Il governo incassa la fiducia sul decreto scuola ma rischia di farlo decadere a causa dell’ostruzionismo del centrodestra che sta rinviando il voto finale: obiettivo impedire il voto finale sul decreto entro sabato, il che implicherebbe la sua decadenza. Un incidente che nelle intenzioni, specie di Lega e Fdi, dovrebbe essere il primo passo per chiedere le dimissioni del ministro Azzolina, con l’auspicio che cio’ costituisca il primo passo per una crisi di governo. Il Regolamento della Camera, diversamente da quello del Senato, distingue il voto di fiducia da quello finale sul decreto. Nella prima votazione il governo ha incassato nel pomeriggio 305 si’ contro 221 no e 2 astenuti, ed anche nel voto finale non avrebbe problemi di numeri. Tuttavia devono essere illustrati, discussi e votati 188 ordini del giorno, vale a dire quei documenti di indirizzo al governo che riguardano l’applicazione del decreto. Nella seduta notturna che si esaurisce la fase della loro illustrazione, mentre la discussione e il voto e’ prevista a partire dalla mattina alle 9. Su ogni ordine del giorno ciascun gruppo ha diritto di intervenire per cinque minuti, e ciascun deputato puo’ poi esprimere il proprio dissenso dalla linea del gruppo. Il Regolamento non prevede contingentamento dei tempi. Sfruttando al massimo i tempi, e puntando sul fatto che l’Aula deve essere deve essere sanificata ogni tre ore, il centrodestra ritiene di avere buone chance di far saltare il voto finale non solo entro venerdi’ ma anche entro sabato, dando cosi’ la spallata al decreto. La maggioranza potrebbe replicare con una seduta fiume. Una possibile capigruppo potrebbe sancire la rottura o l’accordo tra maggioranza e opposizione.

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